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giani1Roma, 18 mar – Onorare un uomo che ha servito la Patria con tanta passione e disinteresse come Niccolò Giani è qualcosa che dovrebbe andare al di là degli schieramenti politici. Non perchè Giani non sia stato fascista. Anzi, lo è stato nel modo più profondo e radicale. Lo è stato più di tanti altri fascisti, incarnando, tanto nella vita quanto nella morte, il prototipo dell’Italiano idealizzato dal Regime. Ma proprio per questo Giani deve essere considerato un esempio universale, se non altro per il suo rifiuto di “fare carriera” nel sistema in cui egli stesso credeva, partendo volontario per il fronte e votando sé stesso alla battaglia, e alla morte, sul fronte greco-albanese, capace di impressionare lo stesso ufficiale greco che uccidendolo fermò il suo slancio verso la riconquista della punta nord del Mali Scindeli, aspra montagna dell’Albania meridionale. Ed è proprio su quella vetta che il 14 marzo 2016, esattamente nel 75esimo anniversario della sua morte, un gruppo di militanti del Gruppo Escursionistico Montano La Muvra è salito per ribattezzare in suo nome la cima nei cui pressi Niccolò Giani morì.

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Dopo aver visitato altri luoghi simbolici di quel conflitto, affrontando unagiani2 salita di alcune ore, e colmando un dislivello di oltre mille metri, la gran parte dei quali lungo un percorso non segnato, attraverso boschi, salti di roccia, e prati ricoperti dalla neve di fine inverno, il gruppo ha raggiunto la cima, posando una targa che ricorda questo eroe, premiato con la medaglia d’oro al valor militare per il coraggio con cui ha affrontato l’ultima sua prova terrena. Il vento gelido e il nevischio non hanno impedito al drappello di onorare la figura di Giani con un minuto di silenzio e con il “presente” che si deve a simili uomini. Da quel momento, dopo svariati decenni, un Tricolore sventola nel cielo albanese, quasi a coronare lo sforzo dell’eroe, e la gente del luogo – che dai suoi genitori ha saputo delle battaglie che si sono combattute su quelle terre – ha ammirato lo sforzo di dieci Italiani che, in rappresentanza di molte migliaia, hanno voluto rendere omaggio a Niccolò Giani e ai tanti fratelli caduti su quelle montagne.

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Non è stato, tuttavia, semplicemente un omaggio. È stato piuttosto il desiderio di fare proprio il messaggio, lasciatoci in eredità dallo stesso Giani, di non accettare altro privilegio “se non quello di compiere per primi giani 3fatica e dovere”, come recita il primo passo del decalogo della Scuola di Mistica Fascista, fondata da Giani nel 1930. Con la certezza che altri, negli anni a venire, saliranno quella montagna per onorare la sua memoria. Con la certezza che altri, negli anni a venire, sapranno raccogliere il suo testimone per costruire un’Italia migliore.

Mattia Pase

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