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Roma, 28 apr – Se il fascismo fosse quello che viene presentato nelle scuole, nelle università, sui giornali, sulle televisioni… potremmo ben dire che Mussolini, D’Annunzio, Muti, Pirandello, Gentile, Marconi, Volpi, Marinetti, Rocco, Starace, Pavolini, Graziani etc, non furono mai fascisti. Infatti, quel fascismo non è mai esistito e se fosse esistito saremmo noi i primi a prendere le distanze.



A questa operazione fasciofobia, Giacinto Reale ha dedicato una riflessione: Questo atteggiamento di “silenziare” o defascistizzare chi fu solo e semplicemente un fascista è una forma di esplicita autodifesa […] che ricorda quella di molti autori di biografie di personaggi del Ventennio che, per rendere più “accettabili” i biografati, fanno qualcosa di simile. É così che Arpinati è “un fascista anomalo”, Barbiellini Amidei diventa “il fascista del dissenso”, quello di Ricci è “un fascismo impossibile”, Pallotta sfuma nel “gerarca con il sorriso”, e persino di Crollalanza diventa “il Ministro che disse no a Mussolini”… e l’elenco potrebbe proseguire.

Il fatto che Barbiellini, Ricci e Pallotta morirono combattendo per il fascismo, Arpinati pagò con la vita la scelta di non tradire se stesso, e di Crollalanza fu, fino alla fine, uomo del neofascismo, sembra irrilevante. Ma, invece, così non è: essi furono fascisti… e basta, senza aggettivi, così come, ed è un altro nome che mi viene in mente, Gallian, al quale la libresca definizione di “fascista anarchico” non può non andare stretta.

I reazionari, loro sì fascisti “immaginari”

Fascisti “immaginari” (se non proprio “fuori linea”) furono i tanti gerarchi instivalati del Regime, i borghesi che indossavano la camicia nera al Sabato, i reazionari che del fascismo credevano di servirsi per loro represse ambizioni. Se, tra i primi e quanti l’eredità del fascismo rivendicano, la linea di continuità è salda e sicura, per i secondi ogni legame è reciso: essi furono qualunquisti, scelbiani, berlusconiani e oggi leghisti. Sempre da una parte altra e diversa rispetto al fascismo.

[….] Questo “mascheramento” ha anche effetti falsificatori della realtà: viene ricordato con affetto e considerazione il Mordini “straordinario uomo di cultura cattolico… apprezzato germanista e studioso di Tommaso d’Aquino… Volontario nella Campagna di Russia”, ma si tace sulla sua scelta di aderire alla RSI, militando non in una qualsiasi formazione di combattenti, ma nella “famigerata” Banda “Carità”… da buon fascista, che all’“immaginario” concedeva ben poco.

Giordano Bruno Guerri, nel 1976 intitolò il suo primo lavoro, una biografia appunto, “Giuseppe Bottai, un fascista critico“; quando lo rivide e ripubblicò, eliminò quel “critico”, perché – disse all’incirca – si era reso conto che Bottai era stato un fascista e basta, e la capacità di critica era di tutti i migliori della sua generazione, quelli per i quali, per dirla con il politico romano: “Il fascismo è un tormento che si trasforma in amore”.

Paolo Buchignani nel 1984 intitolò il suo primo lavoro (una biografia letterario-politica) Marcello Gallian, la battaglia antiborghese di un fascista anarchico; quando, però, nel 2008, partecipò ad un Convegno tenutosi a Padova, a quarant’anni dalla morte dello scrittore omise, nel titolo della sua relazione, il riferimento al “fascista anarchico”, preferendogli “Il fascismo rivoluzionario di Marcello Gallian”; definizione che, come aveva già spiegato in un suo precedente libro, individua – più esattamente della impropria corrente di “fascisti di sinistra” – la parte migliore del fascismo, quella che al sogno della stagione squadrista non aveva voluto rinunciare, nonostante delusioni ed incomprensioni[2].

LEGGI QUI LA PRIMA PARTE

Pietro Cappellari

[2] G. Reale, Io, fascista e basta… e che Cardini si…, “L’Ultima Crociata”, a. LXIX, n. 1, Gennaio 2019

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