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Roma, 26 gen – Il 26 gennaio del 1363, esattamente 656 anni fa, gli Asburgo, dopo intrallazzi vari riuscirono a mettere le mani sul Tirolo.

Alla morte dell’Imperatore Enrico VII, Enrico di Tirolo s’inserì come mediatore nella lotta per la successione tra Federico il Bello d’Asburgo e Ludovico il Bavaro Wittelsbach. Grazie a ciò ottenne da Ludovico, diventato imperatore, il consenso al diritto di successione per linea femminile, se sua figlia Margherita, contessa di Tirolo e Gorizia e principessa di Boemia, si fosse sposata con il consenso imperiale.

Alberto d’Asburgo era interessato al Tirolo perché lo riteneva proprio per diritto dinastico, mentre i Wittelsbach lo pretendevano giacché, quale famiglia imperiale, ritenevano che tutto il mondo potesse essere un loro feudo.

La contea del Tirolo era un bocconcino che faceva gola anche a Giovanni di Lussemburgo, figlio dell’imperatore Enrico VII, che aveva sottratto a Enrico di Tirolo e Gorizia il regno boemo. Costui concesse numerosi prestiti a Enrico, che non riuscì a estinguere. Per questo fu costretto a concedere la mano di Margherita al di lui figlio, Giovanni Enrico. Quando, alla morte di Enrico di Carinzia e Tirolo, gli Asburgo vollero occupare oltre alla Carinzia anche il Tirolo, quest’ultimo si sollevò e il ducato rimase nelle mani di Giovanni e Margherita. Giovanni fece nominare vescovo di Trento il cancelliere boemo Nicolò da Bruma, che cercò di ripristinare il potere temporale episcopale nel principato trentino, insidiato dai tentativi di assorbimento da parte dei conti di Tirolo. Costoro, un’infida congrega di corsari, che avevano usurpato un titolo che sarebbe spettato ai vescovi di Trento e Bressanone, battezzarono Tirolo la zona, che sin dall’antichità era conosciuta come “La terra lungo l’Adige e tra i monti”.

Nel 1341 i rapporti tra Giovanni e Margherita si deteriorarono, e quest’ultima, appoggiata dall’Imperatore Ludovico il Bavaro, che voleva il Tirolo per la propria casata, i Wittelsbach, cacciò il marito dal Tirolo. Dopo di che, il 3 febbraio del 1342, sposò Ludovico di Brandemburgo, figlio dell’Imperatore, senza che il papa avesse annullato il precedente matrimonio, malgrado non fosse stato consumato. Per questo i due furono scomunicati.

Dopo varie vicende, guerre e guerriglie, il 2 settembre del 1359, Ludovico e Margherita videro convalidato il loro matrimonio dal pontefice, dopo che il loro unico figlio maschio, Mainardo III, era convolato a giuste nozze con Margherita d’Asburgo. Mainardo, però, morì prematuramente a soli 19 anni, il 13 gennaio del 1363. Una morte sulla quale aleggiò il sospetto di un delitto.

Prima ancora della scomparsa di Mainardo III, Rodolfo IV d’Asburgo aveva iniziato a tramare per ottenere il diritto di successione sulla contea del Tirolo, riuscendo a ottenere il potere temporale per otto anni.

Tra i tanti falsi messi in piedi da Rodolfo IV d’Asburgo per mettere le mani sul Tirolo, ci fu quello architettato dal suo cancelliere Giovanni Lenzburg. L’intrigo consistette nel presunto testamento che, secondo una moderna vulgata austriacante, sarebbe stato redatto da Margherita fin dal 2 settembre 1359, per la cessione ai duchi d’Asburgo di tutti i suoi possedimenti, se il figlio Mainardo fosse morto prematuramente. Come, guarda un po’, realmente avvenne. A corroborare la tesi del falso c’è il fatto che, appena quattro giorni dopo la morte del figlio, Margherita s’impegnò a non cedere il Tirolo all’insaputa dei nove baroni o signori territoriali. Fu solo il 26 gennaio del 1363 che Margherita, attraverso un documento stilato dal cancelliere Lenzburg, si rassegnò a cedere ai parenti paterni il «principato del Tirolo». Il documento fu sottoscritto da 14 nobili anche in rappresentanza di altri assenti, per i quali la delega non è provata.

Fu così che il Tirolo passò alla Casa d’Asburgo.

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