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Asservire la scienza all’ideologia Lgbt: le imbarazzanti tesi della biologa Gavallotti

by Cristina Gauri
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gallavotti

Roma, 21 set — Con quel piglio affettato, a tratti svenevole, la biologa Barbara Gavallotti ricorda Merope Generosa, la parodia della tele-sessuologa magistralmente portata sulle scene dalla compianta Anna Marchesini. A differenza della Marchesini però, la Gavallotti non porta risate ma scoramento e grande preoccupazione per le sorti accademiche della Biologia, se le premesse sono rappresentate dalle tesi che si ostina a sostenere nel corso delle trasmissioni a cui è invitata. Telecomandata dall’ideologia, la signora infatti non si accorge (non vogliamo essere tanto maliziosi da pensare che lo faccia intenzionalmente, suvvia) di plasmare la scienza a convenienza dell’agenda Lgbt. Agenda a cui è palesemente affezionata, come vedremo.

Gavallotti: disinformazione gender distorcendo la biologia 

Non ha perso l’occasione per farlo nemmeno ieri sera a DiMartedì, programma su La7 condotta da Floris. Tema della discussione, l’omogenitorialità negli esseri umani, uno dei tanti cavalli di battaglia della sinistra alfiera dei «diritti per tutti». E per sdoganare la compravendita di bambini tramite utero in affitto (illegale in Italia) alle coppie gay, non la vuoi chiamare in trasmissione l’imprescindibile esperta de Lascienza™?

Eccola qui. Gavallotti inizia parlando di ruoli genitoriali diversificati nelle varie specie animali. «Ogni specie si organizza secondo ciò che le ha consentito l’evoluzione, per esempio il cavalluccio marino accoglie nel ventre duemila uova fecondate dalla femmina e poi le partorisce. Il ruolo tipicamente materno in certe specie è svolto dai maschi». E fin qui nulla da eccepire, anche un bambino di prima elementare sa che ogni specie animale alleva la propria prole secondo specifiche modalità, accordando e diversificando i ruoli all’interno della coppia genitoriale.

I ruoli dell’Homo sapiens? Solo culturali

Modalità che, secondo Gavallotti, esisterebbero in natura per tutte le specie, tranne quella umana. In questo caso si parla d’altro: non più di natura ma di cultura, per la precisione. Questo nonostante 2,5 milioni di anni di evoluzione del genere Homo, a cui appartiene anche la nostra specie, la Sapiens, «vecchia» di 200mila anni: «Qual è nella nostra specie, il ruolo del maschio e il ruolo della femmina? Non è definito per natura ma dalla cultura». Capito? Negli ultimi 200mila anni l’Homo sapiens ha accudito i figli secondo lo schema monogamico padre-madre unicamente per un fatto culturale. Non perché da almeno due milioni e mezzo di anni (e ancora prima con gli ominidi come gli australopitechi, 4,2 milioni di anni fa) le specie di ominidi si sono perpetrate naturalmente per mezzo dell’unione di padre e madre: ma solo, unicamente per cultura. Cultura patriarcale, si suppone. Quell’orripilante sistema sociale che — non si sa come — ha consentito alla nostra civiltà di evolversi fino ai giorni nostri senza adozioni gay e uomini che rimangono incinti, almeno fino a una decina di anni fa.

La Gavallotti e la scienza al servizio dell’ideologia 

Il cucciolo di umano è stato dunque cresciuto per centinaia di migliaia di anni in una famiglia eterogenitoriale non grazie alle certificate differenze nelle caratteristiche encefaliche tra uomo e donna — volume, peso, struttura, composizione, funzionamento del cervello, interazione tra i due emisferi — che portano a una sostanziale differenziazione dei due generi ai quali poi spetta la complementarietà dei ruoli genitoriali. Macchè! Sono tutte frottole, perché la Gavallotti estrae dal cilindro Lo Studio™ (senza citare quale, ovviamente) con il quale certifica che i bambini cresciuti con due padri o due madri stanno benissimo. Lei è Lascienza™, quindi tocca starla a sentire.

«Sono stati fatti studi su bambini diventati adulti e cresciuti da genitori dello stesso sesso e non si è vista alcuna differenza nel loro sviluppo rispetto a bambini cresciuti da famiglie composte da madre e padre. Non esiste quindi ruolo maschile e femminile in biologia, è solo culturale». Morale della favola: persino un cavalluccio marino può avere diritto a un ruolo genitoriale definito. L’homo sapiens è un fantoccio di pura aria che ha rinunciato alla biologia per prostrarsi ai ruoli «culturali». «Molto scientifico, Barbara».

Cristina Gauri

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