Roma, 28 set – Domenica prossima, nelle edicole di tutta Italia, potremo acquistare la nuova copia della Difesa della razza. No, non si tratta della riapparizione della rivista diretta da Telesio Interlandi dal 1938 al 1943, bensì della copertina dell’Espresso. Il settimanale della sinistra autorazzista, infatti, ha pensato bene di paragonare il Dl Sicurezza (o Dl Salvini) nientemeno che alle famigerate leggi razziali. Il titolo che campeggia a corredo dell’immagine truculenta, del resto, è eloquente: 1938-2018. Un decreto che discrimina. Ottant’anni dopo le leggi razziali. Il paragone, insomma, è esplicito e inequivocabile. Anche se ciò significa sfidare il senso del ridicolo.

Copertina dell’Espresso uscita nell’estate 2017

Un allarme sensazionalistico del genere, in effetti, era lecito aspettarselo dai residuati bellici dei centri sociali di Rifondazione, oppure dai vegliardi dell’Anpi, che hanno paragonato il decreto all’apartheid sudafricana. Eppure, anche il foglio diretto da Marco Damilano, nonostante si presenti come il foglio del «ceto medio riflessivo» (e cioè della sinistra al caviale), ci ha ormai abituato a queste sparate. Dalle fumosissime inchieste sull’«ultradestra» alle copertine su «Nazitalia» (che poi è diventato un libro del falsificatore e collezionatore seriale di figuracce Paolo Berizzi), l’Espresso è ormai un generatore automatico di forzatissimi paragoni tra l’epoca fascista e l’Italia di oggi. Il tutto, ovviamente, senza il benché minimo pudore intellettuale.
L’ossessione «fascista», dopotutto, è un vecchio tarlo della sinistra autorazzista e, negli anni, i paragoni tra Hitler e Mussolini da una parte e Berlusconi o Salvini dall’altra si sono sprecati. Senza senso né costrutto. Che cosa c’è infatti di «discriminatorio» e «razzista» in un decreto che intende revocare la cittadinanza a chi si sia macchiato di reati terroristici? Nulla, ovviamente. Ma il nocciolo della questione, appunto, non è questo. È l’incapacità palese della sinistra liberal di fare i conti con la realtà. Sconfitti sul piano politico e comunicativo da «beceri leghisti» e «grillini incompetenti» (in una parola: dai populisti), gli autorazzisti sinistroidi hanno finito per trincerarsi nell’autismo antifascista. E, di fronte a una realtà che non riescono a capire né a dominare, fanno quindi risuonare in modalità repeat le parole di chi non ha più nulla da dire: «E allora le leggi razziali?».
Valerio Benedetti

3 Commenti

  1. Ci voleva proprio un’invasione massiva di negracci cazzofacenti, strafottente & delinquenti perché gli Italiani incomincino appena appena a capire che il partito PDS è un’accozzaglia organizzata di criminali anti Italiani che hanno occupato di fatto e di diritto la Cosa Pubblica?….. Siamo proprio un povero paese!!!…..

  2. […] Per Saverio Tommasi, le nozze combinate da Mimmo Lucano sono l’equivalente di un tedesco che sposa un’ebrea per salvarla dalla deportazione sotto al Terzo Reich. Persino il solitamente pacato e lucido Massimo Bordin, qualche settimana fa, sosteneva senza sorridere neanche un po’ che oggi saremmo nella stessa situazione della pace di Monaco, in ebete tranquillità mentre il bagno di sangue si avvicina (ma stavolta la Polonia chi la fa? Il Lussemburgo?). L’Espresso, infine, ritiene di poter tracciare un parallelo tra il decreto sicurezza e le leggi ra…. […]

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