Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 28 set – Le inchieste sul nazifascismo italiano, le strenue difese della democrazia e della Costituzione “fondata sull’antifascismo” (cit.), le battaglie a tutto campo contro i Berlusconi ieri e i Salvini oggi, la fiera contrapposizione al becero populismo in nome del cipiglio snob dell’autentico radical chic non bastano più a vendere copie. L’Espresso è vittima della scure dell’editore, il gruppo Gedi della famiglia De Benedetti. Tanto che i giornalisti del blasonato settimanale sono in (composto e impostato, sia chiaro) stato d’agitazione, dopo l’annuncio di pesanti tagli e della chiusura del sito internet della testata.
La redazione tutta, in un comunicato sul sito – ancora per poco online – ricorda come l’organico abbia subito negli anni una diminuzione del personale che ha dimezzato la squadra di giornalisti nonché riduzioni di foliazione e budget: “Oggi il management del gruppo Gedi, editore de L’Espresso, ha comunicato al comitato di redazione la volontà di applicare a tutta la redazione un contratto di solidarietà che comporterebbe un taglio del 30% degli stipendi dei giornalisti, e alla chiusura di fatto del sito Internet del giornale. Nel corso degli ultimi dieci anni la redazione de L’Espresso è stata falcidiata da tagli e prepensionamenti, tanto da essere stata più che dimezzata nel personale. Il giornale ha subito anche pesanti riduzioni alla foliazione e al budget. Contestualmente l’azienda non ha mai avviato alcun serio piano di rilancio e di investimenti”.
Il Comitato di redazione pertanto intende rifiutare “i tagli indiscriminati al costo del lavoro, che comprometterebbero fin dall’inizio il successo del nuovo piano editoriale”. Ne va della gloria del giornalismo nazionale: “Negli ultimi 63 anni – continua il Cdr -, L’Espresso è stato protagonista della storia giornalistica, politica e culturale di questo Paese, permettendo al Gruppo e ai suoi azionisti di registrare notevoli profitti”.
Poi l’accusa, seppur velata, ai soliti nemici, quelli che almeno sulla carta fanno sempre notizia per la sinistra e il pubblico del settimanale: “In un momento storico in cui L’Espresso e l’informazione sono sotto attacco, l’assemblea dei giornalisti respinge in maniera categorica e all’unanimità la proposta dell’azienda, e affida al Comitato di redazione un pacchetto di 10 giorni di sciopero e la valutazione dell’uso di altre forme di agitazione e lotta, che verranno eventualmente attuate dopo la presentazione dei dati economici già richiesti dal Cdr e che l’azienda si è impegnata a fornire”.
Ora vedremo se Marco De Benedetti, il rampollo dell’Ingegnere, la cui carriera è costellata di aziende spolpate fino all’osso e poi lasciate morire, è della stessa pasta paterna o se cederà alle richieste dei giornalisti, sotto attacco, sì. Ma del fuoco amico.
Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

Commenta