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apocalisse doomsday clockRoma, 5 feb  – L’orologio dell’apocalisse, il “Doomsday Clock” del Bulletin of Atomic Scientists, è stato spostato in avanti di 30 secondi segnando ora due minuti e mezzo alla mezzanotte, l’ora zero in cui si scatenerà l’Armageddon.

Come si legge nel loro sito di riferimento, il Bulletin of Atomic Scientists nasce per informare il pubblico sulle minacce alla sopravvivenza e allo sviluppo del genere umano date dalle armi nucleari,  dai cambiamenti climatici e dalle tecnologie emergenti nelle scienze umane. Istituito nel 1945 da scienziati, ingegneri e altro personale specializzato che contribuì a dare il vita al Progetto Manhattan, ovvero lo sviluppo della prima bomba atomica, il Bullettin pubblicò per la prima volta nel 1947 il “Doomsday Clock”, l’orologio dell’apocalisse, sulla propria copertina: una metafora per indicare il tempo che ci separava dall’olocausto nucleare (allora 7 minuti) a seconda del livello della minaccia raggiunto dai contendenti di allora, Stati Uniti ed Unione Sovietica, un vero e proprio conto alla rovescia verso l’inaccettabile e reciproca distruzione. Da allora l’orologio è diventato l’indicatore universalmente riconosciuto della vulnerabilità del mondo alle catastrofi nucleari, climatiche e tecnologiche.

Orologio che, da allora, ha subito numerose correzioni passando dai 2 minuti alla mezzanotte del 1953 quando gli Stati Uniti sperimentarono con successo la prima bomba all’idrogeno sino ai 12 minuti del 1963, quando le due superpotenze, dopo una sfrenata corsa agli armamenti nucleari e dopo la crisi dei missili di Cuba, siglarono un primo storico accordo sul bando (parziale) dei test atomici dimostrando quindi la volontà di limitare l’espansione dei propri arsenali. Orologio che ebbe un altro crollo nel 1983/84, anni in cui le relazioni diplomatiche tra Usa e Urss segnarono un minimo storico, tanto che, come forse ricorderanno alcuni, si andò molto vicini a premere i bottoni in occasione di un’esercitazione Nato in Europa. Nel novembre di quell’anno, in un contesto internazionale già molto teso, l’esercitazione “Able Archer” rischiò di provocare un’escalation incontrollata principalmente perché a Mosca, grazie ad un apparato informativo macchinoso ed altamente burocratizzato il tutto condito dalla paranoia dei quadri politici e militari, si fraintesero le reali intenzioni della Nato nonostante fossero state prese tutte le precauzioni del caso da parte dell’Alleanza Atlantica. Il “Doomsday Clock” segnò poi i 17 minuti alla mezzanotte nel 1991 con lo scioglimento del blocco Sovietico e la fine della Guerra Fredda che comportò una drastica accelerata nello smantellamento degli arsenali atomici, ma da allora il conto alla rovescia non ha fatto altro che avvicinarsi pericolosamente alla mezzanotte.

Secondo gli scienziati questo spostamento in avanti di 30 secondi è dovuto alla volontà espressa dal presidente Trump di rivedere la politica sui cambiamenti climatici, di ampliare il proprio arsenale atomico e anche per la diatriba che coinvolge la sua amministrazione con le agenzie di sicurezza nazionale oltre che per il suo cambio di politica a riguardo degli accordi sul nucleare iraniano. Tutta colpa di Trump quindi se siamo arrivati ad un passo dalla mezzanotte? A scorrere la cronologia del “Doomsday Clock” sembrerebbe di no. Nel 2015, ad esempio, sotto la presidenza Obama, le lancette furono spostate in avanti di ben due minuti in un colpo solo, passando da 5 a 3 minuti alla mezzanotte sempre a causa della proliferazione nucleare. Nel 2010 eravamo a 6 minuti, passati a 5 nel 2012 e sempre per le medesime cause, a cui si aggiunge, per evidenti questioni cronologiche, la destabilizzazione del Medio Oriente e del Nord Africa avvenuta sempre con la regia americana. Ricapitolando i due mandati di Obama alla Casa Bianca, dal 2009 al 2017, ci sono costati ben 4 minuti in questa folle corsa verso la mezzanotte, ma per alcuni media fanno più paura questi primi 30 secondi dovuti a Trump. Diciamo che il viatico di questo nuovo Presidente non sembra essere dei migliori per certe questioni particolarmente spinose come la Cina o l’Iran, però bisogna considerare che un personaggio come Obama, che era arrivato alla Casa Bianca con un Nobel per la Pace “sulla fiducia”,  ha causato più destabilizzazione di tutte le amministrazioni americane precedenti, Bush figlio inclusa; ora vedremo se quello che a molti sembra essere un falco si rivelerà tale oppure se si trasformerà in colomba.

Paolo Mauri

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