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italiano studentiRoma, 5 feb – Dall’accademia della Crusca alle aule universitarie, dagli istituti superiori ai licei: sono di ogni estrazione i 600 professori e docenti che hanno firmato una lettera aperta al governo chiedendo di intervenire nelle sedi competenti per risolvere il problema, che denunciano estremamente grave, degli studenti che alla fine dei percorsi scolastici si ritrovano nell’incapacità di maneggiare la lingua italiana. Un problema che secondo i firmatari – fra i quali nomi ‘di peso’ come Massimo Cacciari, lo storico Francesco Perfetti, l’archeologo Andrea Carandini, Ilvo Diamanti e il rettore dell’Università degli Studi di Genova Fabrizio Micari – coinvolge le scuole di ogni ordine e grado, arrivando perfino a lambire chi frequenta l’università.



“Molti studenti scrivono male in italiano, servono interventi urgenti”, scrivono i professori nella missiva. “È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente“, continua la lettera, nella quale viene spiegato che “da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare”. Addirittura alcuni Atenei sono arrivati ad organizzare, per porvi rimedio, dei corsi di recupero.

Nonostante gli appelli arrivati da più parti, “il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato,  anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema”. Ci sarebbe bisogno, invece, “di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti”. Ecco allora le proposte, che vanno dalla revisione delle indicazioni nazionale al fine di dare maggiore rilievo all’acquisizione delle competenze di base all’introduzione di verifiche nazioni periodiche che riprendano strumenti caduti un po’ in disuso come il dettato, il riassunto, la comprensione del testo, la conoscenza del lessico, l’analisi grammaticale e la scrittura corsiva a mano.

Un cambio di paradigma, quello prospettato dagli estensori della lettera, molto apprezzabile anche se un po’ fuori tempo massimo. Le carenze nell’insegnamento dell’italiano sono note da tempo: vien da chiedersi dove fossero molti degli stessi firmatari quando, da anni a questa parte, complice forse anche una certa idea (o ideologia?) di scuola l’insegnamento della lingua che fu di Dante, Foscolo e D’Annunzio veniva snaturato con un ricorso massivo a metodi di insegnamento come, ad esempio, l’analisi logica. Strumento validissimo per lingue come il latino (chi l’ha studiato lo ricorderà con più o meno piacere), che però ha una sua peculiarità: è una lingua morta.

Nicola Mattei

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8 Commenti

  1. Questo è un bell’articolo. Stanno operando per la sostituzione degli italiani e le carenze linguistiche lo dimostrano. Magari però questi studenti saranno bravissimi a farfugliare qualche tecnicismo in inglese. Un governo decente proverebbe ad arginare almeno questa deriva vietando l’uso di parole straniere nei TG. Ma figuriamoci..

  2. In un Paese civile funzionerebbe al contrario: il governo avrebbe scritto ai professori “non sapete insegnare l’italiano” e avrebbe preso seri provvedimenti!

  3. è solo una domanda la mia…

    ma non è che l’inserimento massiccio di studenti stranieri nelle classi ha giocoforza eliminato o ridotto selezione e merito con il risultato di avere cotanta media culturale dei maturati licenziati daii licei ?

    perchè se a “bambino piange scapato da la gueera” non gli ricopri di strisciate rosse gli IMMANCABILI e PERFETTAMENTE COMPRENSIBILI errori presenti negli elaborati…

    è evidente che poi non puoi più essere giustamente severo con gli altri studenti italani;

    per non parlare del fatto che ancora prima del problema rimarcato,si dovrebbe discutere a lungo di come la P.A. nel nostro Paese sia sempre stata negli ultimi 50 anni soprattutto ammortizzatore sociale,dalla Istruzione alle FFAA.

  4. Lo si nota anche sui social, dove se fai notare un errore ti dicono di guardare il contenuto e non la forma.
    Ok che il contenuto è più importante, ma io credo che il contenuto stesso venga sminuito da una forma sgrammaticata.
    Che peso si può dare a una frase che se pur dal giusto contenuto viene presentata sgrammaticata?
    La frase sarà pure interessante, ma la forma rivela che chi la dice è un emerito ignorante.
    Io stesso quando ho cominciato a scrivere i miei commenti sui forum, mi sono munito di un correttore automatico (quello nei componenti aggiuntivi compreso nel dizionario italiano su Firefox va benissimo, nei primi tempi facevo molti errori e li correggevo, poi piano piano potrei dire (quasi) che non mi serve più.
    Inoltre se non sono sicuro su parole, ad esempio se sia più corretto scrivere “che io dassi o che io dessi”, prima di scriverle vado sul web a informarmi, e se l’ho faccio io a più di settantanni, tanto più dovrebbero farlo i giovani, perché è da stupidi fare pubblicità alla propria ignoranza scrivendo strafalcioni grammaticali dove possono leggere e giudicare tutti.
    Io non ho l’istruzione che hanno i nostri giovani, ma almeno ci metto la buona volontà, anche se alla mia età è difficile imparare cose nuove.

  5. Scusate, ma assistiamo agli sfaceli linguistici perpetrati dagli organi che dovrebbero tutelare la lingua (qualcuno ha detto “Accademia della Crusca”?), ci sorbiamo le ricadute grammaticali delle sciocchezze ideologiche di genere di certe frustratissime “alte cariche dello Stato”, sopportiamo senza battere ciglio il depauperamento delle forme verbali proposto/imposto per non affaticare l’encefalo dei “nuovi Italiani”… e poi dobbiamo pure credere a chi finge di stupirsi e magari scandalizzarsi perché accade quel che è stato pianificato?

    Molto opportunamente, aggiungo, un altro commentatore ha sottolineato l’importanza di un elemento ormai innominabile nel nostro sistema d’istruzione: la selezione. E l’improponibilità della selezione, date retta, non è una responsabilità degli insegnanti — il pesce puzza dalla testa e le direttive (gli ordini) arrivano dall’alto. Ad esempio, qualcuno è al corrente dei provvedimenti per abbattere il tasso delle ripetenze? A parole la finalità è altamente formativa, finalizzata a concretizzare la cosiddetta scuola dell’inclusione. In realtà lo scopo è ancora e sempre la riduzione dei costi e, alla fine, i risultati sono quelli che vediamo.

  6. Non sono d’accordo con il tenore dei commenti precedenti. La selezione non ha in sé alcun valore migliorativo. Gli studenti non imparano meglio se sono bombardati di verifiche. Imparano meglio se hanno accesso a insegnanti preparati e a programmi veramente, e sottolineo veramente, orientati alla qualità della formazione, inclusi i problemi del numero degli allievi per classe e del rispetto delle potenzialità di ciascuno. Non è un caso se i corsi di formazione aziendale, costosissimi e pagati dall’azienda stessa, prevedano gruppi di apprendimento con un numero non superiore agli otto alievi.
    Se si vuole tornare ad avere studenti che escano da scuola con una buona formazione bisogna puntare sulla qualità dell’insegnamento. La selezione è il passo successivo.

  7. Maria, al momento vedo classi con un numero almeno triplo di presenze, e vedo un progetto per eliminare anche il residuo di selezione al quale si poteva fare ricorso fino ad oggi. Dunque, e questa è la concretezza del quotidiano, vedo unire il male al peggio.

    In merito alla validità degli insegnanti, ti propongo un parallelo: ti stupiresti se il più abile dei muratori non riuscisse a costruire una villetta avendo a disposizione null’altro che sabbia o la considereresti una cosa normale?

  8. Qualcuno ha mai provato a sfogliare un qualsiasi testo di antologia attualmente in uso per la scuola media? Quale idea di letteratura viene proposta? Quali modelli linguistici? Quali ideali?

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