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Vichy, 22 ott – Robert Faurisson, il decano della corrente storica del revisionismo olocaustico (il cosiddetto “negazionismo”, anche se i suoi esponenti hanno sempre rifiutato tale etichetta) è morto ieri sera tra le 22 e le 23, in seguito a una crisi cardiaca, a Vichy. Era appena tornato dall’Inghilterra, quando ha avuto un mancamento in un corridoio di casa sua. Aveva 89 anni. Nato in Inghilterra, nel 1929, da padre francese e madre scozzese, Faurisson studia alla Sorbona e inizia la sua carriera da studioso di letteratura. Insegna al liceo, poi passa all’università di Lione. Pubblica degli studi molto dibattuti sull’opera di Rimbaud e Lautréamont.

È agli inizi degli anni Sessanta che Faurisson comincia a occuparsi della questione dell’Olocausto, a partire da una sua corrispondenza con Paul Rassinier, ex deportato che aveva cominciato a pubblicare libri volti a smentire alcune delle ricostruzioni storiche sul tema dei campi di concentramento. Nel 1978 Faurisson pubblica sulla rivista “Défense de l’Occident“, di Maurice Bardèche, un articolo, «Le problème des chambres à gaz»,  che mette in dubbio l’esistenza delle camere a gas. Il 29 dicembre 1978, una versione riveduta di tale articolo viene pubblicata da Le Monde, accanto a una risposta dello storico Georges Wellers. È l’esplosione del caso di fronte al grande pubblico.

Nel frattempo, non è solo la destra a prestare ascolto alle tesi di Faurisson. Un gruppo di revisionisti di estrema sinistra (La Vieille Taupe, di Pierre Guillaume e Serge Thion) stringe amicizia con lui, mentre il celebre linguista Noam Chomsky firma un appello per la libertà di parola di Faurisson. Le sue pubblicazioni sull’Olocausto, in cui ha cercato di dimostrare l’impossibilità tecnica delle camere a gas come strumento di sterminio di massa, gli hanno valso decine di processi e almeno sei aggressioni fisiche. Giovedì prossimo, il tribunale correzionale di Cusset lo avrebbe dovuto giudicare per “contestazione di crimine contro l’umanità” in relazione a tre testi pubblicati nel 2013 e nel 2014.

Giuliano Lebelli

1 commento

  1. Che peccato non averlo potuto seguire quando venne a Teramo ospite del professor Claudio Moffa a causa di alcune teste circoncise.
    Riposi in pace!

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