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Milano, 25 ott – Colori forti e tricolori, Davide Ferro è un pittore che azzanna il pennello e lancia messaggi arcaici eppure tremendamente attuali. Un espressionismo contemporaneo dal sapore pirandelliano, un gioco forse, ma limpido e schietto. E’ difficile imbattersi in lavori come questi, perché ormai impazzano copie e copioni. Essere originale senza strafare è qualcosa di insolito e forse per questo si tratta dell’unica arte odierna apprezzabile.
Allo Space 22 di Milano, giovedì 8 novembre si inaugura “Eccoci qua”, una mostra di sei artisti di formazione e poetiche diverse, ma che da alcuni anni realizzano progetti in spazi espositivi di varie città. Tra questi, appunto, Davide Ferro, con i suoi lavori che ritraggono soggetti spettrali, scene di vita urbana a tratti mostruosa, eppure vivace, vitale, semplicemente viva. Proprio in una società in cui si tende a mascherarsi, l’apparenza ha smesso di ingannare e sotto la maschera non resta che il vuoto. Eppure Ferro prova a lanciare, con i suoi dipinti, un altro tipo di messaggio. Che sa tanto di voglia di riscatto.
“La mia ricerca si muove nell’ambito della massificazione. La tendenza diffusa di dare importanza all’apparire piuttosto che all’essere spinge le persone ad assumere agli occhi di chi li osserva un ruolo vincente e positivo. La rappresentazione dei miei personaggi priva di lineamenti somatici sta a significare che il voler ambire a tutti i costi alla condizione sopra descritta li porta a trasformarsi nelle maschere di se stessi perdendo la propria natura originale. Tale fenomeno viene enfatizzato rappresentando tali personaggi con la testa staccata dal corpo per accentuare questa dinamica scientemente voluta che li ha portati a distaccarsi dal mondo umano per arrivare allo status di maschera”. Un bel biglietto da visita per una mostra che vedrà esposti anche i lavori di Angela Maria Capozzi, Olinsky, Gianni Pedullà, Massimo Romani e Leonardo Santoli.
Alessandro Della Guglia

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