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Elezioni in Russia, cominciano le interpretazioni “fai da te” del consenso a Putin

by Stelio Fergola
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Elezioni russia Putin

Roma, 15 mar – Arrivano le elezioni in Russia e i deliri di approccio occidentalista sul consenso a Vladimir Putin si moltiplicano. Similmente a quanto avviene nei confronti dell’Ungheria, l’incapacità di recepire un dato che è schiacciante (e che la guerra non solo ha mantenuto, ma addirittura incrementato) si riflette anche nel modo in cui Alexy Navalny, prima di passare alla cosiddetta “miglior vita” veniva definito come “il primo oppositore di Putin” con percentuali di seguito inferiori al 3% e con manifestazioni organizzate che spesso raccoglievano qualche centinaio di attivisti e nulla più.

Elezioni in Russia: secondo i sondaggi, il consenso a Putin è alle stelle: ma cominciano le interpretazioni “fai da te”

Certo, qualche differenza con il caso di Budapest c’è: in quel caso il delirio dei sedicenti analisti occidentali sembra ancora più irrecuperabile, dal momento che si parla di una democrazia ricalcante in quasi tutto il modello liberale occidentale e proprio non si riesca a concepire che Viktor Orban sia stato confermato presidente così tante volte e con percentuali di voto così schiaccianti.

Nel caso della Russia la questione è un po’ più complessa, sebbene il modello della Federazione, dal punto di vista sociale, culturale ed economico non sia molto diverso da quello occidentale. Dal punto di vista squisitamente politico, Mosca non sia una democrazia nel senso occidentale del termine è noto e nessuno vuole metterlo in discussione. Definirla una dittatura è però una scemenza che solo i più ignoranti possono seguire. In una dittatura il signor Navalny non avrebbe certamente diffuso video in mezzo mondo raccontando i dettagli della sua giornata (sebbene anche dal carcere), in una dittatura un analista filo-occidentale come Andrei Kolesnikov (considerato dal governo di Mosca un agente straniero non a caso) non rimarrebbe in patria. Si tratta quanto meno di uno stato più ibrido e più complesso.

Peraltro, lo stesso Kolesnikov non comunicherebbe con tanta faciltà le sue considerazioni sul consenso a Putin, che secondo gli ultimi sondaggi si aggirerebbe intorno all’82%, consolidandosi dopo due anni di guerra come non era avvenuto neanche con l’annessione della Crimea. La stramberia nasce dal tentativo successivo di sminure il dato trovando “spiegazioni dell’anima”, per così dire, puntando sul presunto isolamento del popolo russo. Si legge: “I russi sono convinti che la Russia sia stata attaccata, che sia in guerra con l’Occidente. E’ stato messo in atto un processo in cui la società ha assorbito la realtà e distorto il mondo, creato un universo artificiale“.

Sulla prima frase potremmo discutere all’infinito, tra chi sostiene che l’espansione della Nato sia una passeggiata di salute che non comporti alcuna minaccia per la Russia e chi invece la considera una forma di aggressione provocatoria con l’unico risultato, nel lungo periodo, di provocare la reazione di Mosca (come poi nei fatti è avvenuto). Ma sulla seconda ci sarebbe da riflettere come minimo un po’ di più:  è verissimo che la Russia nella sua storia abbia sempre vissuto la psicosi o il timore del nemico esterno, anche per scopi di propaganda governativa: avveniva durante lo zarismo, si è confermato con l’impero sovietico e con la guerra fredda, e avviene tutt’oggi. Ma da qui a definire un “universo artificiale” quello secondo cui Mosca è in guerra con l’Occidente passano oceani interi. La Russia è effettivamente in guerra con l’Occidente e viceversa. L’universo alternativo è semmai negarlo.

Il “voto per la Patria”

Dal canto suo Putin è intervenuto con un messaggio televisivo per invitare i cittadini a votare fino a domenica 17 marzo, quando si concluderanno le consultazioni. Ecco le parole del presidente: “Spetta solo a voi, cittadini russi, determinare il futuro della Patria”, ha affermato Putin in un discorso televisivo, sottolineando che la popolazione deve “rispondere alle sfide in modo degno e superare con successo le difficoltà”.  Nel frattempo, si organizzano manifestazioni di protesta che la procura di “scoraggia”, come quella di “Mezzogiorno contro Putin”, organizzata prima dal defunto Navalny e ora dal suo staff. Sostanzialmente si chiede di andare a votare alle 12 per ribadire la propria opposizione a Putin.

Stelio Fergola

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