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Roma, 29 dic – Tazio Nuvolari, conosciuto anche come «Nivola» o «Il Mantovano Volante», è stato l’emblema dell’automobilismo nel periodo che va dal 1920 allo scoppio del secondo conflitto mondiale (anche se continuò l’attività agonistica dal 1947 al 1950). Nuvolari coniugava l’innato talento motoristico (correva sia in moto che in auto) a un comportamento istrionico e gigionesco che gli permetteva di far diventare le vittorie delle vere e proprie leggende: tra queste la vittoria alla Mille Miglia del 1930, dove corse a fari spenti nella notte per non dare punti di riferimento al suo nemico-amico Varzi.

L’incontro con D’Annunzio

L’anno successivo Nivola venne ricevuto al Vittoriale da Gabriele D’Annunzio che gli donò una tartaruga d’oro con la dedica: «All’uomo più veloce, l’animale più lento». Da quel giorno Nuvolari corse con una tartaruga cucita sul petto e, per sdebitarsi del dono, su richiesta del Vate vinse la Targa Florio che si svolse di lì a quindici giorni.

La tartaruga donata da D’Annunzio a Nuvolari

Erano anni in cui l’Italia primeggiava negli sport tanto da risultare seconda assoluta nel medagliere delle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Gli alfieri dello sport italico erano: Primo Carnera, i Mussolini’s Boys campioni del mondo nel ’34 e nel ’38 e, ovviamente, Tazio Nuvolari. Il Mantovano Volante contribuì, con le sue vittorie, in maniera determinante all’immagine dell’Italia come Paese all’avanguardia nel mondo dei motori. Tra le vittorie più significative c’è quella del 1936 a New York in occasione della Coppa Vanderbilt. Il 1936 fu, d’altra parte, un anno difficile per l’immagine italiana in America: è vero che erano ancora ben presenti agli occhi della gente i 24 idrovolanti di Balbo, il Nastro Azzurro del Rex per la traversata più veloce dell’Atlantico e, infine, che Roosevelt considerava Mussolini un «galantuomo»; ma l’appoggio dato dal Duce ai golpisti di Spagna non fu ben visto dal popolo americano. In questo difficile contesto politico-diplomatico, Nuvolari dominò la gara dall’inizio alla fine e, al momento della premiazione, festeggiò facendo il saluto romano.

Nuvolari diviene leggenda

Un’altra grande vittoria era arrivata nel 1935 sul circuito tedesco del Nürburgring. Eppure, per capire meglio il vero significato di quel 28 luglio 1935, bisogna fare un passo indietro di qualche anno. Due anni prima le Alfa Romeo, sul circuito dell’Avus davanti ad Adolf Hitler, avevano ridicolizzato le vetture tedesche tanto da portare il neo-eletto cancelliere a stanziare immediatamente mezzo milione di marchi da destinare alla ricerca e sviluppo della Mercedes e dell’Auto Union. I risultati nel 1934 furono a favore delle stelle d’argento e della Auto Union di Porsche, tanto che i valori in campo furono completamente ribaltati con le Alfa costrette a mangiare la polvere.

L’Alfa rispolverò allora il progetto dell’ing. Jano e gli affidò lo sviluppo dell’auto in vista del Gp di Germania al Nürburgring, ai tempi la gara più importante del mondo. Nivola doveva dunque cercare di salvare l’immagine dei nostri motori. Il Nürburgring, l’«inferno verde», è un circuito di 28 km con 174 curve e ben 700 metri di dislivello, sicché non è raro trovare diverse condizioni atmosferiche lungo il tracciato: insomma, un circuito che poteva essere sfruttato al meglio dal Mantovano Volante e dalle sue capacità tecniche.

In alto il Tricolore

Nelle varie sessioni di prova le auto tedesche dominarono, ma proprio all’ultimo giro dell’ultima sessione arrivò un primo segnale: Nuvolari staccò il primo tempo posizionandosi davanti a tutti in griglia. Prima della partenza tirò fuori dalla sua valigia un Tricolore che si era portato da casa, facendo cambiare quello issato sul pennone dell’autodromo, perché logoro e consunto e, pertanto, non adatto a celebrare la grande vittoria che era certo di conquistare a fine giornata.

L’incontro di Tazio Nuvolari e Gabriele D’Annunzio al Vittoriale

La gara ebbe inizio e Nivola fu subito al comando ma, a causa di un problema durante un rifornimento, perse posizioni e, al suo rientro in pista, si ritrovò quinto. Qui iniziò una seconda gara fatta di sorpassi, sbandate controllate e lotta con il cronometro. Si arrivò così all’ultimo giro (ogni giro sono 28 km) dove Manfred von Brauchitsch vantava 30 secondi di vantaggio sull’Alfa di Nuvolari: i 200mila spettatori del Nürburgring erano in visibilio, i tedeschi innalzarono la loro bandiera sul pennone più alto del podio e un’ovazione accolse l’auto in testa all’uscita dall’ultima curva. Ma, siccome l’auto era completamente ricoperta di fango, nessuno si accorse che non era di colore argento, bensì rossa, il colore da corsa dell’Italia. Perché era un’Alfa e la guidava Tazio Nuvolari. Dopo la guerra, Nivola corse ancora tre anni, arrivando secondo alla Mille Miglia del 1947 e vincendo nel 1950 la cronoscalata Palermo-Monte Pellegrino nella classe 1.100 (quinto assoluto), la sua ultima gara. Si spense nel 1953, nel suo letto, dopo una vita passata a vincere su tutti i circuiti del mondo.

NB – Questo articolo, che racconta la vita e le imprese di Tazio Nuvolari, è stato pubblicato sul Primato Nazionale di febbraio 2018.

Francesco Saponaro

2 Commenti

  1. Perché nel campo della Meccanica e dell’Industria Automobilistica l’Italia è sempre stata all’avanguardia; niente revisionismi storici, o malcelate supposizioni truffaldine.

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