Roma, 23 apr – E’ stata custodita gelosamente dal 1915 a ben 3.008 metri di profondità sul fondale del glaciale mare di Weddel in Antartide, come fosse l’amante segreta da dover tenere nascosta: l’Endurance il veliero con cui Ernest Shackleton partì il 9 agosto del 1914 da Plymouth per la missione che aveva come obbiettivo l’attraversamento dell’Antartide. Era stata progettata e realizzata dai cantieri norvegesi appositamente per le missioni polari più estreme, la sua robustezza e la costruzione all’avanguardia per la sua epoca la rendevano unica nel suo genere ed è proprio per questo che l’Endurance venne scelta dall’esploratore britannico per compiere una delle missioni più audaci ed ambiziose dell’epoca.

Endurance, la missione impossibile del veliero imperiale

Il nome che venne dato all’imbarcazione nel dicembre del 1912 nel momento del suo varo era Polaris, un veliero dai ben 43,9 metri (144 piedi) con tre maestosi alberi ed un motore monoelica che poteva erogare la bellezza di ben 350 cv. Il suo destino sarebbe stato quello di essere una nave da crociera nel Mar Glaciale Artico per una clientela facoltosa e benestante, ma la società armatrice ebbe delle difficoltà economiche e la mise in vendita, cosi Shackleton la comprò appena due anni dopo per portarla alla storia assieme alle sue imprese. Ribattezzata Endurance dallo stesso esploratore, faceva parte dalla grandiosa impresa chiamata “Spedizione imperiale transatlantica” che doveva portare per la sua terza missione in Antartide Shackleton e l’equipaggio di 27 uomini fino alle coste meridionali del mare di Weddel per poi proseguire con slitte trainate da cani per i 2.900 km attraverso il Polo Sud fino al Mar di Ross.

All’inizio la spedizione era un successo continuo, ma con l’arrivo dell’inverno Antartico iniziarono per i 28 membri dell’equipaggio le prime difficoltà.
L’Endurance sorpresa del gelo rimase attanagliata nei ghiacci del Mare di Weddel e per ben 10 mesi fu trascinata alla deriva della banchisa , fino a che la morsa del ghiaccio dopo ben 281 giorni dall’incagliamento la fece affondare inabissandosi e costringendo Shackleton e i restanti membri dell’equipaggio a una delle più incredibili e leggendarie pagine della storia esplorativa degne di un romanzo di Jules Verne.

I superstiti furono costretti a lottare per la loro sopravvivenza per circa 5 mesi in uno degli ambienti più ostili del pianeta, ad una temperatura che poteva oscillare tra -22 e -45 gradi con provviste limitate e a migliaia di kilometri da ogni forma di sostentamento, fino al momento in cui il comandante decise di sfruttare le scialuppe dell’Endurance per raggiungere Elephant Island, per poi assieme a 5 membri dell’equipaggio tentare un viaggio disperato fino alle coste della Georgia del Sud da cui poi partì la spedizione di recupero dei restanti componenti della spedizione. La totalità dell’equipaggio fu tratta in salvo dopo 10 mesi di isolamento in condizioni avverse grazie allo spirito di iniziativa di Shackleton che ebbe l’orgoglio di non perdere nessun uomo in quella drammatica Odissea.

Ritrovato dopo ben 107 anni

Dopo ben 107 anni dal suo affondamento l’Endurance è stato ritrovato dalla fondazione Falkland Maritime Heritage Trust che con un budget di più di 10 milioni di dollari e le più moderne e avanzate strumentazioni ha scandagliato per diverse settimane la zona dell’affondamento basandosi sulle annotazioni fatte su diario del capitano nel 1915 e tenendo conto di spostamenti dei ghiacci e delle correnti, fino a che il 5 marzo 2022 è apparso su uno dei loro monitor la sagoma imponente di un relitto apparentemente ben conservato alla profondità di circa 3000 metri.

La conferma che si tratta del leggendario veliero è arrivata nel momento in cui è stato calato nelle gelide acque un AUV (sottomarino autonomo) che ha trasmesso in tempo reali le immagini del relitto su cui capeggia ancora indistintamente a poppa la scritta in bronzo ben leggibile “Endurance” e la stella a 5 punte che era stata fatta al suo primo varo quando si chiamava ancora Polaris. Lo staff dei ricercatori che hanno seguito il ritrovamento dall’alto della loro esperienza ultra ventennale hanno dichiarato che ha dell’incredibile il perfetto ed unico stato di conservazione del relitto in legno.
Quasi come un testamento ai posteri è rimasto famoso il motto di Ernest Shackleton: “Una volta che il ghiaccio ti prende non ti lascia più”. Ma la storia dell’Endurance non era finita con il suo affondamento e dopo 107 anni ritorna a far parlare di sé e della straordinaria vicenda del suo equipaggio, che sfidò la morte fidandosi del suo comandante. Diventando una delle storie più famose di sopravvivenza ed esplorazione.

Fulvio Cobaldi

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