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Ue Letta Le PenRoma, 26 mar – Lontano dalla capitale e dalle celebrazioni per i sessant’anni della firma dei Trattati di Roma, con qualche dubbio in più sul futuro del consesso comunitario ma in fin dei conti sempre pronto a ‘morire per Maastricht’, per dirla con il titolo di uno dei suoi libri. Si presenta più o meno così Enrico Letta, in un’intervista concessa a Repubblica in occasione dell’incontro dei 27 capi di stato e governo riuniti a Roma.

Letta, che non era a Roma ma a Cagliari, “nel cuore del Mediterraneo e in una terra segnata da gravi problemi di occupazione”, spiega che si poteva far di più. “Avrei sperato – afferma – che nella dichiarazione finale si desse una risposta all’esigenza di dare ai cittadini europei maggiore peso nelle decisioni che contano. Io propongo di destinare i 73 seggi che gli inglesi libereranno a una sorta di ventottesima circoscrizione, oltre le 27 nazionali, in cui votare delle liste europee, fuori dalle logiche locali, già a partire dal 2019”. Questione di priorità.

La dichiarazione sottoscritta dai 27 rimane comunque “un passo avanti, per i contenuti  e per il fatto che sia stata sottoscritta da tutti: non era scontato”. E quali sono questi passi avanti? “La piccola apertura a un’Europa a più velocità”, spiega Letta, dando così candidamente il suo appoggio ufficiale all’aver accettato di creare, in prospettiva, un’Europa di serie A e una di serie B. Preludio ad una rottura dell’Unione? Qui le certezze dell’ex premier diventano un po’ meno granitiche e, complici le imminenti elezioni francesi si fanno largo le preoccupazioni: “”Le vere sliding doors per l’Europa si apriranno o si chiuderanno tra poco più di un mese. Lascia o raddoppia, non ci sarà una terza opzione: la fine o il nuovo inizio“. In che senso? “Se, come spero, dovesse spuntarla Macron, un leader che non ha paura di parlare con la bandiera dell’Unione alle spalle, allora partirà il rilancio in una logica europeista”, spiega, sottolineando che se invece dovesse vincere Marine Le Pen “verrebbe certificata la fine di quel cammino cominciato sessant’anni fa”.

Nicola Mattei

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