Roma, 13 ott – Tutti si aspettavano che sarebbe successo: gli stivali hanno risuonato a Montecitorio, ma non sono quelli delle camicie nere di Giorgia Meloni, bensì quelli di Aboubakar Soumahoro – ex sindacalista italo-ivoriano – che oggi ha fatto per la sua prima volta ingresso alla Camera dei deputati eletto con l’alleanza Verdi sinistra.

Stivali e fango

“Portiamo questi stivali in Parlamento, gli stessi che hanno calpestato il fango della miseria – ha detto l’ex sindacalista dei braccianti – Vado in Parlamento indossando questi miei stivali che ho sempre portato per lottare nei bassifondi dell’umanità, insieme alle mie compagne e ai miei compagni, contro lo sfruttamento e la precarietà. Porto questi stivali in ricordo delle tante e dei tanti compagni che non sono sopravvissuti a questa nostra lotta (come Soumaila Sacko, Joof Yusupha, Fallaye Dabo) e in memoria delle tante lavoratrici e lavoratori morti di lavoro (come Paola Clemente, Luana D’Orazio, Giuliano De Seta, Lorenzo Parelli)”. Ha continuato: “Indosso questi stivali in onore di chi oggi fa fatica ad arrivare a fine mese e di chi viene discriminato. Questi stivali sono il simbolo delle sofferenze e della speranza del Paese Reale che entra oggi con me in Parlamento per legiferare. Questo nuovo percorso da Deputato ha senso solo se è un cammino condiviso da chi, come me, sa cosa significa essere discriminato, patire la fame o avere le scarpe sporche del fango e del sudore del lavoro precario e sottopagato. La nostra postura sarà sempre con i piedi saldi nel fango della realtà e lo spirito rivolto verso il cielo della speranza”. Insomma alla fine il più populista è stato eletto dalla sinistra, ma alcuni punti toccati dal neo-deputato meritano attenzione.

Populismo a parte

Populismi a parte – gli stivali non erano manco troppo sporchi e sono stati prontamente cambiati con una scarpa più elegante – Soumahoro ha posto dei temi di stringente attualità, molto meglio di tanti altri sindacalisti che da sinistra fanno casino contro il nuovo governo solo per aborto e diritti civili (a rischio non si sa ancora di cosa). La storia di Soumahoro, per anni dirigente sindacale di Usb e poi fondatore della Lega dei braccianti, è legata alle lotte proprio dei braccianti contro il caporalato e più in generale “contro il razzismo nel nostro Paese”. Problemi di razzismo e amenità a parte, quella del caporalato e del lavoro precario è effettivamente una piaga sociale senza precedenti che colpisce anche e soprattutto i bianchi. Sarebbe interessante chiedere al nostro deputato cosa intende fare effettivamente, oltre allo strillone col pugno chiuso, per fermare lo sfruttamento dell’immigrazione e per riaffermare dei principi di giustizia sociale all’interno del mondo del lavoro agricolo e perfino scolastico, dato che ha fatto i nomi di studenti morti in alternanza scuola-lavoro – legge approvata dal Governo Renzi nel 2015, per inciso. In attesa delle risposte del novello Spartaco, ci limitiamo ad osservare nel vasto panorama dello sfruttamento dell’immigrazione quale area politica è maggiormente interessata. Gli stivali sono modello Lucano? Chiedo per un bracciante.

Sergio Filacchioni

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