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Roma, 3 ago – Il bravo soldato, un libriccino che molto spesso viene propinato alle scuole medie, in realtà – al suo interno – raccoglie pensieri e riflessioni molto interessanti. Il bravo soldato è il combattente coraggioso, sempre pronto all’azione, mai contrario al suo dovere. Alessandro Natale Medici lo fu per (quasi) tutta la vita.

Al servizio di Garibaldi

Alessandro Natale Medici era un ragazzino molto sveglio, un po’ schivo ed introverso ma sicuramente attento a tutto ciò che lo circondava. Era nato a Bergamo la vigilia di Natale del 1840 e, quando ebbe solo vent’anni, sentì parlare di Giuseppe Garibaldi, delle sue idee ma – soprattutto – del suo progetto di sbarco in Sicilia. Non attese altro: giunse a Quarto e, il 5 maggio, partì alla volta dei possedimenti borbonici.

La sua avventura ebbe un piccolo arresto nel momento in cui, durante un combattimento, venne ferito ad un braccio. Rientrò dopo pochi giorni ancora in convalescenza per partecipare alla presa di Palermo. Per il suo ardore venne promosso al grado di caporale e assegnato al 7° Battaglione dei Cacciatori delle Alpi. La sua scalata continuò ancora e, a meno di un mese dalla sua promozione, ne ricevette un’altra a sergente. Il 20 ottobre 1861 viene assegnato al Corpo Volontari Italiani con menzione onorevole per il coraggio dimostrato nelle varie battaglie risorgimentali cui partecipò.

L’ultimo sforzo

Dopo un tira e molla al servizio prima dell’esercito meridionale, poi del neonato Regno d’Italia, Alessandro Natale Medici venne richiamato a combattere nella Terza Guerra d’Indipendenza. Tuttavia, in Medici qualcosa cambiò. Già all’epoca, infatti, gli ideali repubblicani circolavano ed avevano assuefatto la mente del soldato. Non ci volle molto prima che gli alti ranghi dell’Esercito lo venissero a sapere e lo radiassero privandolo anche del beneficio della pensione.

L’evento che avrebbe fatto scoppiare questo sentimento lo si deve far risalire all’agosto del 1896. In una locanda bergamasca, infatti, alcuni giovani si misero ad inneggiare alla repubblica. Medici e gli altri soldati avrebbero dovuto sedare nel sangue il “comizio” ma Medici si rifiutò in quanto il tutto stava avvenendo all’interno di una cerchia privata di amici. Alessandro Natale Medici morirà il 31 luglio 1889 ad Oneglia, in solitudine e denigrato da quei compagni con i quali aveva combattuto per tutta la vita.

Tommaso Lunardi

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