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Roma, 3 ago – Le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme: entro il 2019 sono probabili nuovi attentati da parte dell’Isis. La disfatta dello Stato islamico in Siria e in Iraq, dove ha perso il controllo di quasi tutti i territori che aveva occupato, non ne ha segnato però la definitiva scomparsa. Forse non susciterà più la stessa orribile attrazione nei jihadisti di mezzo mondo pronti a compiere attacchi o ad arruolarsi nelle fila del suo esercito di terroristi, ma proprio perché quasi definitivamente sconfitto sul campo, l’Isis rischia di essere come uno scorpione che si nasconde nella sabbia: pronto a colpire quando meno te lo aspetti. Gli attentati di aprile in Sri Lanka e in generale la sua storia di orrori lo dimostrano, non è saggio dare per morto chi si sa rigenerarsi quando cala l’attenzione mediatica sui suoi crimini.



Ancora 30mila terroristi

“L’attuale diminuzione” degli attacchi jihadisti “potrebbe non durare a lungo, forse neanche fino alla fine dell’anno”. Così scrive l’Onu in un rapporto (datato 15 luglio) piuttosto preoccupante e basato sui dati dell’intelligence di tutti gli Stati membri. Esperti di terrorismo che rivelano come potrebbero verificarsi attentati entro quest’anno “ispirati dall’Is, possibilmente in luoghi in attesi”. Questo non significa che l’Europa sia immune, anzi, la minaccia per il nostro continente “resta alta”. Stando al rapporto delle Nazioni Uniti, ancora 30mila combattenti che si erano uniti allo Stato islamico sono ancora vivi, dunque pronti a colpire. “Le loro prospettive future preoccupano a livello internazionale nel breve periodo. Alcuni – scrive l’Onu- potrebbero unirsi ad al Qaeda o potrebbero emergere altri brand internazionali. Alcuni potrebbero diventare leader o dedicarsi alla radicalizzazione”.

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Detenuti radicalizzati e “califfato” milionario

A preoccupare gli esperti sono anche i cosiddetti radicalizzati in carcere, ovvero i “detenuti vittime di emarginazione, frustrazione, povertà, bassa autostima e violenza”. Affatto trascurabile è poi l’imminente rilascio di foreign fighters arrestati dopo essere rientrati dalla Siria e dall’Iraq. Secondo le Nazioni Unite infatti “i programmi di deradicalizzazione non si sono dimostrati pienamente efficaci…I combattenti più duri condannati a pene più lunghe non sono ancora vicini al rilascio, restano ancora pericolosi e continuano a porre una minaccia sia all’interno che all’esterno del sistema penale”.

Nel rapporto vengono menzionati poi i fondi a cui l’Isis avrebbe ancora accesso. Si parla di somme piuttosto rilevanti, che vanno dai 50 ai 300 milioni di dollari. Anche per questo i jihadisti continuano ad avere una reputazione alta nei fanatici radicalizzati attraverso il cosiddetto “califfato virtuale”. Quindi gli esperti avvertono: “Quando avrà il tempo e lo spazio per reinvestire in capacità operative esterne – si legge nel rapporto – l’Is ordinerà e faciliterà attacchi internazionali, in aggiunta a quelli ispirati dall’Is, che continueranno ad avvenire in molti luoghi nel mondo. L’attuale diminuzione di questi attacchi, comunque, potrebbe non durare a lungo, forse neanche fino alla fine del 2019”.

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1 commento

  1. Peccato che mentre Onu dorme o lancia allarmismi ,isis e simili facciano già stragi in Afghanistan, Iraq etc ,ma ovviamente tutto ciò non fa notizia, perché????perché le vittime sono musulmane ,si vittime musulmane ergo le loro vite valgono di meno,zero enfasi mediatica,solo la vita dei signori occidentali, pare contare,le altre vittime dei jihadisti???Non contano

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