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Roma, 16 dic – Al termine della seconda guerra mondiale tutti coloro che disprezzatamente venivano chiamati “repubblichini” vennero rapidamente epurati dal nuovo stato italiano. Non tutti subirono quest’atroce fine, dato che molti consumarono i loro ultimi giorni in carcere.
UNA TRADIZIONE GUERRIERA
Alfonso Ollearo nacque il 16 dicembre 1885 a San Salvatore Monferrato da Carolina Coggiola e Giovanni Ollearo entrambi di nobile stirpe militare. Si sa poco degli avi di Ollearo, ma una cosa è certa: l’animo da guerriero lo trasmisero al loro discendente in maniera irriducibile. Ollearo combatté in Libia nel 1913 con il grado di tenente. Qui venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare “Per la perizia, la calma, e il sangue freddo con cui condusse la propria sezione isolata e ne diresse il fuoco, mostrando ardire speciale nel riconoscere una posizione in zona esposta al fuoco nemico” in due combattimenti susseguenti.
Dopo l’avventura in Africa, Alfonso Ollearo partì per il fronte austroungarico. Nel 1918 a Ridotta Tolmezzo ottenne una medaglia d’argento al valor militare per meriti di guerra conducendo il suo 1° Raggruppamento Artiglieria da montagna alla vittoria.
L’AVVENTURA IN ETIOPIA
Nel 1934 venne promosso colonnello ed ottenne anche il comando del 5° Reggimento d’Artiglieria. Allo scoppio della Guerra in Etiopia vi partecipò come colonnello dello Stato Maggiore della colonna “Agostini”. Ancora una volta la terra d’Africa portò bene al soldato piemontese che venne decorato con una medaglia di bronzo al valor militare “Addetto al comando della colonna operante nella zona del Daua Parma, durante le vittoriose azioni svoltesi nei pressi di Pian di Gregorio per infrangere la resistenza di numerose forze avversarie, si portava volontariamente e ripetutamente nei punti dove più ferveva la mischia per meglio assolvere i suoi compiti, dando costante esempio di sprezzo del pericolo e di alto sentimento del dovere”. A capodanno 1937 venne promosso generale di brigata e prestò servizio al ministero delle Colonie.
IL SECONDO CONFLITTO MONDIALE
Ollearo venne richiamato in patria nel 1940. Affidato alla 2° Divisione Fanteria “Sforzesca” la condusse in Francia per attaccare i forti Janus e Gondran, due punti strategici per Briancon, maggiore roccaforte transalpina. Dopo aver completato la campagna, Alfonso Ollearo venne mandato in Grecia. Il soldato giunse in soccorso dei compagni i quali non riuscivano ad avanzare oltre Quota 1178. Con Ollearo i soldati riuscirono a tenere i territori conquistati. Solo l’arrivo della Julia impedì il totale collasso dell’operazione. Per i meriti in terra albanese, venne insignito del grado di Ufficiale dell’Ordine militare dei Savoia. Venne, inoltre, decorato con una medaglia di bronzo al valor militare: “Approntava in zona di frontiera la propria divisione con fede vivissima ed alacrità incessante e la conduceva attraverso quattro giornate di duri combattimenti al di là del confine, costringendo l’avversario a ripiegare dalle posizioni avanzate sulla linea di resistenza”.
Arriviamo così al 1943 e, più in particolare, all’8 settembre. La sua divisione si frantumò, moltissimi disertarono, altri voltarono le spalle al colonnello alleandosi con i partigiani. Alfonso Ollearo fu uno dei trecento ufficiali che aderirono alla Repubblica di Salò. Per i meriti di guerra, inoltre, Ollearo ricoprì il ruolo di sottosegretario all’Esercito ad Asolo in provincia di Treviso dopo che la sede di Roma venne bombardata dagli Alleati. Finito sotto processo al termine della guerra, morì per cause naturali il 28 novembre 1957.
Tommaso Lunardi



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2 Commenti

  1. Chi ha combattuto per un ideale da una parte o dall’altra deve essere rispettato.non si puo’ rispettare chi sparla di un passato che forse non conosce ed ancora oggi ne gode di alcuni benefici.senza dimenticare gli eccidi perpetrati dai comunisti ,nel dopoguerra verso fasciti o PRESUNTI tali.

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