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Roma, 17 nov – Paolo Malaguti scrisse un libro, “Sul Grappa dopo la vittoria”, riguardo la vittoria dei nostri soldati sul Monte Grappa verso la fine della guerra. Un libro impegnativo, forte e venato della tipica tonalità veneta che molto spesso accompagna il lettore in corso d’opera. Quella del Grappa fu una battaglia sanguinosa, il primo soldato ad essere decorato con una medaglia fu Alfredo di Cocco e questa è la sua storia.
DAGLI STUDI CLASSICI AL FUCILE
Alfredo di Cocco nacque a Popoli in provincia di Pescara il 1° giugno 1885 da Silvino ed Emma Arluno. Trascorse un’infanzia movimentata, trasferendosi fin da piccolo a Pescara in quanto il padre era funzionario delle ferrovie. La sua vocazione allo studio del greco e del latino lo portò a compiere gli studi classici, al termine dei quali decise di seguire un’altra grande passione poco condivisa dai genitori: quella per l’esercito. Dopo aver frequentato la Regia Accademia Militare di Artiglieria di Torino dovette sottoporsi ad una dolorosa operazione medica per correggere lo strabismo.
EROE IN LIBIA E IN ITALIA
Con l’8° reggimento da fortezza, Alfredo di Cocco non trovava la sua reale vocazione alle armi. Vocazione che, invece, trovò con il passaggio ai reparti da montagna con i quali venne mandato in Libia. Il soldato pescarese si distinse nella battaglia di Ettangi e nominato capitano al suo immediato rientro in patria.
Poco dopo l’Italia entrava in guerra e Alfredo di Cocco venne subito mandato in prima linea. Suo il compito di comporre una batteria d’assedio, la 140° per la precisione, posta sotto il suo diretto comando. Ma di Cocco era uomo d’azione e chiese insistentemente di venir mandato in avanguardia. Per questo venne assegnato alla 26° batteria da montagna della I armata. Dal 1917 si appostò con un gruppo di artiglieria sul Monte Ortigara ed ottenne due medaglie di bronzo al valor militare. Guidò i soldati in un’azione bellica in mezzo alla nebbia e, grazie alle sue doti di stratega, riuscì a far capire ed eseguire chiaramente i suoi comandi con una visibilità pari a zero: “Comandante di un gruppo da montagna, someggiato, assunse la direzione della batteria che si trovava sulla linea della fanteria, e venuta meno la possibilità di far fuoco, in causa della nebbia, con alto senso di cooperazione, esempio di coraggio calmo e sereno, percorse a più riprese la linea di fuoco per indirizzare alla lotta reparti di fanteria disorientati, pure per la nebbia, fornendo ad ufficiali e gregari utili informazioni”, e ancora: “Comandante di un gruppo da montagna, con energia ed ardimento dirigeva il fuoco ottenendo efficaci risultati. Sotto il violento cannoneggiamento rimaneva lungamente sulle prime linee allo scoperto per coordinare il tiro dei suoi pezzi, dando costante esempio di attività, calma e sprezzo del pericolo”.
Di Cocco guidò anche la sua compagnia alla salvezza dopo la rotta di Caporetto portando molti dei suoi uomini al di la del Piave appena in tempo. Arrivato al Grappa nel novembre del 1917, si apprestò a difenderlo ad ogni costo. Il 18 dello stesso mese, mentre cercava di mettere in salvo alcuni suoi compagni, Alfredo di Cocco venne ucciso da un colpo nemico. Il soldato venne decorato con la medaglia d’oro al valor militare, il primo ad essere decorato tra i caduti del Grappa, leggiamo: “Comandante di un gruppo da montagna, in posizione avanzatissima, con le sue batterie già duramente provate da intenso fuoco tambureggiante, seppe, con rara e pronta perizia, con fuoco serrato, efficacissimo, decimare e disperdere dense masse di fanteria lanciate all’assalto. Violentemente controbattuto dall’artiglieria avversaria, fiero e tenace rispose col suo fuoco finché, perduti uno ad uno tutti i suoi pezzi, distrutti o seppelliti sotto le piazzuole franate, caduti morti o feriti quasi tutti i suoi ufficiali, in piedi tra i suoi cannoni smontati, chiamati a raccolta i pochi artiglieri superstiti, faceva loro innestare le baionette ed alla loro testa si slanciava contro le folte, incalzanti ondate nemiche, cadendo fulminato da mitragliatrici. Fulgidamente eroico nel suo sublime sacrificio”.
Tommaso Lunardi

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