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Monza, 30 set – L’autodromo di Monza è uno dei primi circuiti sui quali i campioni di Formula 1 di ogni epoca si sono dati battaglia fino all’ultima parabolica. Monza ha coronato grandi campioni sotto il segno del cavallino rampante ma ha pianto, anche, molti altri giovani talenti. Uno di questi era Baconin Borzacchini.
UNA PASSIONE ANCESTRALE
Il 28 settembre 1898 a Terni Maria Ristei e Remo Borzacchini ebbero un figlio che decisero di chiamare Baconin in onore di Bakunin, l’anarchico russo per il quale il padre del futuro campione nutriva una certa stima. Il ragazzino segue e termina gli studi scolastici basilari per poter aiutare il prima possibile il babbo con i lavori di casa. A quattordici anni, innamoratosi delle automobili, Borzacchini iniziò a lavorare presso la bottega del genio e pioniere della velocità Americo Tommasini. L’impresa, però, fallì nel 1915 con lo scoppio della prima guerra mondiale; Borzacchini dovette lavorare, infatti, in una fabbrica d’armi e, solo dopo l’armistizio, poté riprendere in mano un volante ma per fare il conducente e l’istruttore di guida.
LA SUA PRIMA AUTO
Nel 1925, spinto da un forte desiderio di provare l’ebbrezza dell’auto da corsa, Borzacchini comprò una Salmson 1100. Una volta accuratamente modificata e preparata per le competizioni, Borzacchini debuttò e vinse la Spoleto – Forca di Cerro, giungendo secondo al Criterium di Roma. Ancora con la Salmson e con i fondi raccolti dai suoi compaesani, Borzacchini vinse la Targa Florio, una delle più prestigiose competizioni automobilistiche del secolo scorso. Dopo aver trionfato anche nella Coppa dell’Etna, Borzacchini diventò, nel 1929, compagno di squadra di Tazio Nuvolari con il quale strinse una sincera amicizia fin dagli albori. Di certo Borzacchini non aveva paura di premere sull’acceleratore in quanto la sua Maserati toccò i 248 km/h siglando un nuovo record di velocità sul circuito di Cremona ed i suoi 10 km di rettilineo.
IL PUPILLO DELLA FAMIGLIA REALE
Nel 1930 Borzacchini venne contattato dall’Alfa Romeo per iniziare una nuova stagione con i colori della casa di Arese. Il Principe di Piemonte e la Principessa Maria José di Savoia vennero, inoltre, in visita ufficiale all’Autodromo Internazionale di Monza e fu di Borzacchini il compito di accompagnare la coppia in un giro sul famoso e quanto mai rinomato circuito. Da questo momento, in onore dei due regnanti, Borzacchini rifiutò il nome Baconin e lo sostituì con Mario Umberto in onore della famiglia reale. Nel 1931, Borzacchini avrebbe ottenuto un ottimo terzo posto nel campionato europeo di automobilismo se il suo piazzamento non fosse stato sostituito con quello di Giuseppe Campari. Nel 1932 riprovò l’impresa e, dopo una stregua battaglia con il campione in carica Nuvolari, terminò secondo portando entrambe le Alfa Romeo sui gradini più alti del podio. L’anno successivo il vicecampione d’Europa conquistò la Mille Miglia con una straordinaria velocità media di 109 km/h. L’ultimo successo del pilota di Terni sarà la Susa – Moncenisio dove la consacrazione dell’Alfa Romeo e di Borzacchini fu totale nel momento in cui batterono la Bugatti di Varzi distaccandola di 15 secondi.
L’INCIDENTE
Dopo una mirabolante Gara 1 al Gran Premio di Monza del 10 settembre 1933, Borzacchini era pronto a dare filo da torcere al rivale Campari anche in Gara 2 e poter accedere alla gran finale. Una macchia d’olio fece, però, sbandare l’auto di Campari che uscì di strada capottandosi e uccidendo sul colpo il pilota di Graffignana. A ruota giungeva anche Borzacchini che uscì anch’esso di strada andando a impattare contro le barriere. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Monza, morì poche ore dopo. Sullo stesso punto, malgrado le proteste per concludere la gara, morì anche un terzo pilota quel giorno: Stanislas Czaykowski. I tre corpi vennero composti alla Camera del Fascio di Monza dove, poco tempo dopo, giunsero tre corone da Roma dal capo del Governo, Benito Mussolini dedicate ai tre piloti. Al funerale di Borzacchini, le fonti riportano un disperato Tazio Nuvolari, costretto a lasciare il luogo di culto in quanto scoppiato in una fragorosa crisi di pianto.
Mentre si corre non si ha tempo di avere paura, bisogna solo guardare la strada”, una delle massime dell’eroe dell’automobilismo italiano Mario Umberto Borzacchini.
Tommaso Lunardi

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