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Roma, 26 ago – Antonino Alessi nasce nel 1912 a Messina ed inizia la sua carriera militare nell’Arma dei Carabinieri il 12 febbraio 1932. Nell’agosto dello stesso anno venne affidato alla Legione di Messina.
Nel febbraio 1935, una volta trasferito alla 85° Sezione Carabinieri da Montagna, il giovane siciliano partì alla volta dell’Africa Orientale. Il corno d’Africa era una regione molto turbolenta, dove i ribelli coloniali continuavano imperterriti nelle loro azioni di terrorismo ai danni della popolazione civile e degli italiani. Il 16 ottobre 1935 si svolse uno scontro particolarmente feroce. Alessi era ivi presente e subito dimostrò il suo coraggio che gli valse una medaglia di bronzo al valor militare. “Durante cinque giorni di combattimento – recita la dedica – pel rastrellamento di vasta zona infestata da ribelli, si prodigava con slancio e coraggio per il successo delle operazioni, coadiuvando efficacemente il proprio comandante di squadra nel guidare gruppi di irregolari più volte impegnati a fugare avversari che opponevano resistenza. Successivamente, addetto a banda di irregolari, dava ripetute prove di coraggio, lanciandosi alla testa dei propri uomini alla conquista di importanti posizioni di fase da forti nuclei ribelli”.
L’EROICA SCOMPARSA
Il 23 agosto 1938 un grande manipolo di ribelli si diresse verso la regione della Scioà per razziare bestiame e sottomettere le popolazioni coloniali. Il servizio che questi soldati riservavano agli “africani italiani” era quello di amputare un braccio ed una gamba e, nella maggior parte dei casi, anche l’uccisione. Per contrastare l’attacco 138 uomini, tra cui sette Carabinieri, partirono dalla locale stazione di Mendida alla volta del colle di Cianghi Mariam. Nel giro di poco tempo i nostri soldati vennero accerchiati da un numero di ribelli dieci volte superiore ma, malgrado la quantità, gli italiani resistettero strenuamente. I Carabinieri rimasero in avanguardia a difesa dei compagni che, ormai, optavano per la ritirata immediata. Rimasti senza munizioni, i carabinieri dovettero combattere usando ogni mezzo a loro disposizione compresa l’arma bianca.
Antonino Alessi si trovava assieme ai suoi commilitoni quando, vista ormai l’impossibilità di contrastare tutti i nemici, colpito tre volte da un’arma da fuoco, consegnò le sue armi ad un compagno fidato. Colpito una quarta volta alle ginocchia, Alessi rimase completamente immobilizzato ma, tra le mani, teneva salda una granata. Tolta la sicura, il giovane siciliano si fece saltare in aria quando i nemici partivano alla carica. Il suo sacrificio, quel giorno, salvò molte vite e consacrò la sua eroica figura. Come recita la medaglia d’oro a lui dedicata possiamo leggere: “Nel corso di un cruento combattimento, era di costante esempio ai compagni per coraggio e sprezzo del pericolo. Ferito, non desisteva dalla lotta e continuava ad incitare i suoi alla resistenza. Ferito una seconda, una terza ed una quarta volta, già presso a morire, trovava ancora la forza di lanciare l’ultima bomba a mano contro il nemico. Fulgido esempio di valore e di assoluta dedizione al dovere”.
Ad Antonino Alessi è stata intitolata la Caserma sede della Compagnia Carabinieri di Termini Imerese (PA).
Tommaso Lunardi

1 commento

  1. Vi ringrazio per la possibilità che ci date di poter conoscere pagine di storia, altrimenti negate da storiografia allineata politicamente.

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