Roma, 5 ott – Uno dei luoghi in cui la seconda guerra mondiale ebbe luogo ed, anzi, divenne uno di quelli decisivi della seconda parte del conflitto, fu proprio il Caucaso. Non solo la catena montuosa russa, ma anche la Crimea ed il Mar Nero furono teatro di aspri scontri. Ettore Bisagno perse la vita propria in questi luoghi nel 1942.

Il coraggioso marinaio

Ettore Bisagno nacque a Genova il 29 settembre 1917. La prima guerra mondiale era, ormai, verso la fine. La nuova crisi economica, che avrebbe scosso le fondamenta delle industriali Genova, Torino, Milano e di altre città del nord e del sud Italia, stava per iniziare. Bisagno decise di seguire la via dell’onore. Innamorato del mare, divenne aspirante guardiamarina dopo aver frequentato il corso apposito all’Accademia Navale di Livorno. Ottenne il grado di guardiamarina solo quattro anni dopo, nel 1940.

La sua promozione coincise, pressappoco, con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Ettore Bisagno venne, quindi, imbarcato sul cacciatorpediniere Luca Tarigo e partì alla volta della Tunisia. Il suo nome divenne subito leggenda. Nei pressi delle Kerkennah, infatti, il 16 aprile 1941 il Luca Tarigo venne affondato da una nave da guerra inglese. Prima che l’imbarcazione italiana colasse a picco, Bisagno riuscì a far partire un siluro che colpì ed affondò l’imbarcazione inglese.

L’assedio di Sebastopoli

Dopo essere rientrato in patria per un paio di mesi, Ettore Bisagno partì alla volta del Mar Nero, questa volta inquadrato nella leggendaria X Mas. La sua ultima missione in terra sovietica avvenne il 21 giugno 1942. Il suo compito era quello di attaccare le unità nemiche che portavano truppe ed armi ai nemici. Attaccò ed affondò il convoglio ma venne gravemente ferito. Esalò l’ultimo respiro a Sinferopoli nello stesso giorno.

All’eroe genovese venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Ufficiale di grande coraggio e di elevato spirito combattivo, già distintosi, quale destinato alle armi subacquee su cacciatorpediniere, nell’infliggere al nemico superiore per numero e per mezzi la perdita di un cacciatorpediniere con lancio preciso dei siluri sotto il martellante fuoco avversario che squarciava la sua unità e lo feriva insieme ai suoi uomini, partecipava con eguale ardimento e inesausto valore, al comando di M.A.S., ad ardue operazioni che portavano alla conquista di munitissima piazzaforte sovietica. Sotto posto il suo M.A.S. ad improvvisa azione di mitragliamento da parte di due aerei da caccia, dava prova di serenità e audacia e, nonostante le ferite riportate, si lanciava in mare e raggiungeva a nuoto la costa per organizzare le operazioni di soccorso alla sua unità colpita ed incendiata. Nel corso di una ardita azione contro piccole unità nemiche, cariche di reparti da sbarco largamente dotati di armi automatiche, impegnava immediato, aspro combattimento a brevissima distanza e, dopo aver gravemente colpito le imbarcazioni avversarie, che da lì a poco colavano a picco, si abbatteva mortalmente ferito. Forte e sereno fino all’ultimo, sopportava con stoico coraggio l’amputazione di un arto e spirava, esprimendo solo il dolore di non poter più combattere per la Patria. Fulgido esempio di ferreo attaccamento al dovere e di eroiche virtù militari”.

Tommaso Lunardi

2 Commenti

  1. Onore a Te ! Eroe e Camerata, Fratello di data di nascita… San Michele l’Arcangelo guerriero ti avrà arruolato a solcare gli Oceani Celeste.

  2. Sempre bello leggere le gesta eroiche di italiani patrioti e coraggiosi………..di fronte alla pochezza ed alla vigliaccheria di chi ci vuole svendere ad una europa indegna e senza spina dorsale , tali imprese epiche ci dovrebbero ricordare da dove veniamo e di cosa siamo capaci.

Commenta