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Roma, 30 mar – Pochi mesi fa è stato reso omaggio alla figura di Matteo Miotto, alpino caduto in Afghanistan. Ma la famiglia Miotto annovera anche altri personaggi illustri ed eroi di guerra. Uno di questi è Guido Miotto, caduto sul fronte russo.

Lo studente militare

Guido Miotto nacque il 14 aprile 1909 a Thiene, in provincia di Vicenza. Dopo aver terminato le scuole superiori, si iscrisse alla facoltà di medicina a Padova con ottimi risultati. Tuttavia, nel 1935, il giovane vicentino abbandonò gli studi per arruolarsi volontario nel Regio Esercito e partire per il fronte etiope. Si arruolò con il VI Battaglione Universitario “Curtatone e Montanara” facente parte della 6° Divisione “Tevere”. Ritornò in Patria nell’estate del 1936 e, da sedulo studente, terminò gli studi laureandosi in medicina e diventando medico nel giro di pochi mesi. Proprio per la sua abilità di medico, si iscrisse nel Corpo sanitario militare con il grado di sottotenente.

Dopo un breve servizio nella vicina Verona, Guido Miotto partì per la Spagna nel 1938 con il reggimento dei Bersaglieri. Il medico, però, voleva partecipare alla guerra in prima fila. Per questo motivo si arruolò con la neonata divisione “Frecce Verdi” ma non riuscì mai ad andare in prima linea in quanto la guerra in Spagna era già terminata.

Il rientro in guerra

Terminata l’esperienza da volontario interra iberica, Guido Miotto venne congedato fino al 1° giugno 1940. L’Italia entra in guerra e servono truppe fresche e medici abili. Dopo essersi distinto sul fronte francese, chiese di essere trasferito nel reparto paracadutisti. Venne affidato al 52° Reggimento artiglieria, parte dell’ARMIR, pronto a partire per la Russia.

Partecipò ad alcune battaglie sul Don, ma venne catturato dai sovietici. Il soldato vicentino fu costretto a marciare seminudo nella gelida steppa ucraina fino al campo di concentramento di Kalasc, nella Russia meridionale. Venuti a sapere delle sue qualità di medico, i russi lo caricarono su di un treno per Volks dove si trovava l’ospedale militare principale.

Nel viaggio di due settimane, tra gli stenti ed il freddo, Guido Miotto eroicamente prestò servizio ai malati mettendo al primo posto la salute altrui anziché la sua. Proprio per questo, il giovane soldato venne colpito da un tifo petecchiale che lo uccise il 31 marzo 1943.

In suo onore venne commemorata una medaglia d’oro al valor militare oltre che ad un riconoscimento da parte della città di Thiene “Ufficiale medico di un gruppo di artiglieria divisionale, incurante del pericolo si prodigava nel raccogliere e curare i feriti e gli ammalati nei posti più avanzati e battuti, distinguendosi particolarmente durante duro ripiegamento. Catturato, si dedicava senza risparmio e senza preoccuparsi della sua incolumità tra innumerevoli ammalati di morbo contagioso, finché, colpito egli stesso dal male, moriva nel compimento del suo dovere stoicamente compiuto”.

Tommaso Lunardi

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