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Roma, 30 mar – Anche i più attenti avranno ormai perso il conto delle “discese in campo”. Sicuro come l’incapacità di Silvio Berlusconi di interpretare un ruolo più defilato ormai c’è solo l’eterno riferimento al mito di fondazione del 1994. E’ proprio per celebrare la vittoria elettorale di 25 anni fa e l’annesso salvataggio dell’Italia dai comunisti che oggi Forza Italia si è riunita a Roma per un congresso. Frotte di pullman dal Meridione e sguardo puntato sulle Europee, alle quali l’ex cavaliere parteciperà direttamente in veste di candidato.

Berlusconi attacca Toti

“Siamo ancora indispensabili, come nel 1994” tuona il presidente eterno. Il messaggio ovviamente è tutto per Matteo Salvini, il quale secondo diverse ricostruzioni starebbe già lavorando per il dopo governo gialloverde a un progetto che non prevede la presenza di Silvio Berlusconi. L’assenza di Giovanni Toti all’evento romano di Forza Italia parla chiaro, con il governatore ligure già impegnato nella costruzione di un progetto autonomo di appoggio ad un centrodestra a trazione “sovranista”: sostanzialmente portarsi dietro i vari Fitto e Musumeci per fare da stampella a Salvini-Meloni senza il fardello Berlusconi.

L’ex cavaliere non ha perso occasione per attaccare il governatore ligure dal palco: “Nel partito c’è sempre rinnovamento. Continuano a darci del vecchio. Sono tutte storie assolutamente infondate. Anche qualcuno che si è assunto la responsabilità di governo regionale continua a insistere in questa direzione. Abbiamo avuto pazienza fino ad adesso. Abbiamo finito la pazienza”.

Una Lega succube dei 5 Stelle

Berlusconi ribalta la narrazione che vorrebbe Matteo Salvini come grande mattatore del governo gialloverde e un Luigi Di Maio in difficoltà: “Il governo è purtroppo prevalentemente nelle mani dei Cinque Stelle: Di Maio, ottimo comunicatore, fa finta di essere sottomesso a Salvini, invece si prende tutta la sostanza e lascia alla Lega solo la forma e le apparenze”. Il presidente in ogni caso non rinuncia all’idea di allearsi con i “sovranisti” in ambito europeo: “Per cambiare l’Europa il Ppe deve abbandonare l’alleanza storica con i socialisti e aprirsi ai conservatori e a quei sovranisti che bisogna educare e convincere”. 

Mara Carfagna l’anti sovranista

Se Berlusconi tende in ogni caso la mano a Salvini, nel partito a giocare il ruolo dei falchi anti sovranisti sono soprattutto le donne. “Alle ultime regionali è stato confermato un dato politico, prima ancora che numerico: il Paese non vuole consegnarsi alle destra sovranista”, è l’affondo di Mara Carfagna. “Non c’è spazio in questo paese per un governo sovranista senza il contrappeso moderato di Forza Italia”, insiste la vicepresidente della Camera. “E’ fallito il disegno di svuotarci. Non siamo alla deriva: è il tempo del coraggio di affrontare sfide enormi, di gestire alleati riottosi e a volte provocatori”.

Sulla stessa linea Maria Stella Gelmini: “Siamo noi di Forza Italia a poter difendere e cambiare l’Europa, non i sovranisti o gli estremisti. Forza Italia è l’unica alternativa all’inconsistenza del Pd o dell’estremismo dei sovranisti. Non si cambia Bruxelles con i Toninelli e Di Maio”. Più sfumati invece i toni del vicepresidente Antonio Tajani: “Senza Forza Italia il centrodestra non vince da nessuna parte, in nessuna città, in nessuna Regione. I sondaggi ci dicono che possiamo tornare ad avere cifre importanti, ma dobbiamo crederci, per primi noi stessi”.

Davide Di Stefano

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4 Commenti

  1. Peccato che Berlusconi non abbia lasciato la vita politica una decina di anni fa, avrebbe lasciato probabilmente un ricordo diverso, ora sconfina tra il ridicolo e il drammatico. Gli argomenti dei suoi fedelissimi pongono seri dubbi se non siano ormai una misera copia o ruota di scorta del pd: tra Calenda e Tajani dove sta la differenza?

  2. Ritirati brutto vecchio!
    Il ventennio berlusconiano verrà ricordato come uno dei più grigi periodi politici italiani,anzi non verrà ricordato affatto.
    Vi ricorderanno con affetto quella generazione di giovani al tempo dei governi del suo cdx a cui non ve ne è mai gregari un cazzo della loro disoccupazione.

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