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Roma, 28 ott – La campagna in Africa Orientale è stata, per l’Italia, una grande dimostrazione a livello mondiale di valore e di sacrificio. La battaglia di Gondar è stata una degli ultimi scontri di questo evento bellico e, tra i tanti caduti, spicca il nome di Ildebrando Malavolta.
DA MAESTRO DI SCUOLA A MAESTRO DI GUERRA
Malavolta nacque a Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno, il 26 novembre 1916. Studiò per poter diventare maestro di scuole elementari ma, dopo essersi iscritto alla scuola magistrale di Roma per ottenere l’accertamento in materie classiche, Malavolta decise di rendere omaggio al suo Paese arruolandosi in aeronautica.
IL SOTTOTENENTE D’AFRICA
Ildebrando Malavolta venne immediatamente imbarcato per l’Africa Orientale con il grado di sottotenente della 413° Squadriglia. All’inizio gli italiani ottennero dei rapidi successi sugli inglesi, il che faceva ben sperare sul futuro esito della campagna. Purtroppo, gli Alleati prepararono velocissimamente la controffensiva ed, in cinque mesi, nel luglio 1941 solo due velivoli erano ancora in grado di volare dalla parte della nostra aviazione: quello del maresciallo Giardinà e quello di Malavolta. Proprio quelli ottenuti dai due assi furono gli ultimi successi ottenuti dalla nostra forza aerea nel Corno d’Africa.
Il 24 ottobre 1941, il C.R. 42 dell’ufficiale partì alla volta di Dabat ed Adi Arcai, rifornite basi inglesi. Durante il tragitto, però, tre caccia inglesi lo intercettarono e, dopo un breve scontro dovuto alla superiorità di attrezzatura dei velivoli della Raf, l’aereo di Malavolta precipitò al suolo. Il soldato sudafricano Charles Henry Hope rinvenne molto tempo dopo il relitto dell’aereo con all’interno ancora il suo pilota. Sempre Hope affermerà: “Onore al pilota del FIAT. Egli era un valoroso”.
Questa, anche se le fonti sono molto contradittorie, fu l’ultima battaglia italiana in Africa Orientale. Per il suo valore, Ildebrando Malavolta venne insignito della medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “Abile e generoso pilota da caccia, già distintosi in precedenza, allo scopo di fornire elementi precisi ai propri comandi sull’entità e la dislocazione di forze armate nemiche assedianti una piazzaforte, offrissi volontario per effettuare isolatamente la sortita, nonostante la precaria efficienza del vetusto mezzo disponibile e il sicuro contrasto di superiori forze aeree avversarie. Espletava felicemente la missione; sulla via del ritorno, attaccato da due velivoli da caccia riusciva dopo strenua lotta, ad abbatterne uno e a costringere l’altro all’atterraggio di fortuna. Raggiunto in prossimità delle nostre linee avanzate da un terzo assalitore che gli si avvicinava col favore delle nubi, pur a corto di munizioni, impegnava audacemente combattimento. Colpito mortalmente, chiudeva la sua giovane vita col supremo olocausto alla Patria. Il nemico a mezzo di messaggio lanciato da aereo tributava all’eroe il suo pietoso cavalleresco omaggio”.
Tommaso Lunardi

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