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Roma, 4 ago – Chiunque conosca la storia militare della nostra nazione di sicuro non può obliare la X° MAS, l’unità speciale della Regia Marina che si distinse in più combattimenti del secondo conflitto mondiale. Dopo l’armistizio di Cassibile, in particolare, la X° MAS divenne famosa per il patriottismo ed il coraggio dei suoi membri. Durante i primi anni di guerra, tuttavia, la Decima era già abbastanza famosa, soprattutto per aver tentato l’assedio di Malta nel 1941. Aristide Carabelli era un membro del reparto marinaro.
LA DURA PREPARAZIONE
Aristide Carabelli nacque il 9 dicembre 1916 a Corsico, paesino nelle immediate vicinanze di Milano.  Iscritto alla Facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano, ben presto, decise di intraprendere la carriera militare. Nell’agosto 1938 frequentò, quindi, il 1° Corso Preliminare Navale che, all’epoca si teneva presso la prestigiosa Accademia Navale di Livorno. Dopo due anni, nel dicembre 1940 terminò la scuola ottenendo il grado di Sottotenente di complemento del Corpo delle Armi Navali. Nell’immediato successivo, il milanese venne destinato alla Direzione Armi e Armamenti al Porto di Augusta mentre, nel marzo 1941, fece domanda per passare ai Mezzi d’Assalto della X° Flottiglia MAS di stanza a La Spezia. Nella città ligure, partecipò al difficile e stremante corso di addestramento che superò brillantemente. Da questo momento era un membro della Decima.
L’ATTACCO ALL’ISOLA DI MALTA
Tra il 25 ed il 26 luglio 1941 la Marina Italiana aveva pianificato l’attacco alla base inglese a Malta per occupare militarmente l’isola mediterranea. L’operazione venne denominata Malta Due e prevedeva l’utilizzo di barchini esplosivi pilotati dai membri della Decima. Gli Italiani dovevano avvicinarsi di soppiatto alle difese inglesi e farle saltare in aria. Il maggiore ed inventore Tesei comandava l’impresa. Gli Inglesi, però, erano già dotati di radar e, quando i soldati italiani arrivarono a destinazione, la Royal Navy conosceva benissimo la loro posizione. Teseo Tesei, nel tentativo disperato di far breccia sulle ostruzioni inglesi, si fece saltare in aria con il suo barchino. Aristide Carabelli, a ruota, decise di compiere un ennesimo e analogo atto eroico e, quasi fosse un kamikaze – all’alba del 26 luglio – si diresse verso il ponte di Sant’Elmo, fortezza indispensabile per la conquista di La Valletta. Nel disperato tentativo di aprire una breccia per i suoi compagni, periva da eroe e martire. Con lui e con Tesei, quel giorno, caddero altri 13 soldati mentre 18 Italiani vennero fatti prigionieri.
Il soldato milanese venne decorato con una medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “Volontario dei mezzi d’assalto della Regia Marina, nel tentativo di forzamento di una delle più potenti e meglio difese basi navali avversarie, accertata la difficoltà di aprire altri varchi, si lanciava deliberatamente con il proprio mezzo carico di esplosivo contro le ostruzioni del porto per aprire breccia all’irruzione dei compagni d’arme. Fatto esca del suo stesso corpo scompariva nell’esplosione che apriva ai sopravvissuti la via del successo. Non disperato gesto di combattente esaltato ma cosciente stoica decisione oltre ogni dovere, perché dal sacrificio del singolo scaturisse il successo collettivo. Olocausto purissimo che poteva restare ignorato, offerto alla Patria per la sua grandezza e per la continuità delle gloriose tradizioni della regia Marina”.
Nel 1942, il Politecnico di Milano consegnò ad Aristide Carabelli la laurea ad honorem.
Tommaso Lunardi



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