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Roma, 25 nov – Il “Manuale per allievi caporali, allievi sergenti e volontari di un anno di fanteria” è un testo fondamentale per entrare a far parte del mondo degli uomini in divisa. Il redattore di tale opera tanto completa quanto complessa è il padre di un personaggio che, malgrado sia stato dimenticato dai libri di storia, indubbiamente non verrà dimenticato dalla sacra terra italiana: Raffaele Stasi.
DA NAPOLI A VICENZA
Raffaele Stasi nacque l’11 febbraio 1896 a Napoli. Suo padre, Noè, divenne famoso come autore della sopracitata opera e ufficiale di carriera di Acquaria del Capo. Stasi studiò a Roma presso il liceo Mamiani dove si diplomò in studi classici. Ciò gli permise di iscriversi alla facoltà di medicina dell’ateneo romano ma, per l’imminente scoppio del primo conflitto mondiale, dovette abbandonare il brillante corso di studi.
Un fatto curioso è che moltissimi soldati, desiderosi di dimostrare il proprio valore, chiesero insistentemente di essere posti in prima linea. Una volta caduti vennero ricordati con medaglie d’oro al valor militare che, in ogni caso, si rivelarono di gran poca importanza se paragonate alla quanto mai scarsa diffusione mediatica delle loro gesta. Anche Raffaele Stasi volle diventare avanguardista e, alla fine venne accontentato. Nel febbraio 1916 venne ammesso nella scuola militare di Modena e arruolato nel 2° reggimento bersaglieri.
Sedulo studente, nel giugno dello stesso anno terminò il corso e raggiunse il fronte a fine luglio con il 130° reggimento di fanteria della “Perugia”. Il gruppo arrivò e si appostò a Campomulo a fine estate.
LO STUDENTE MITRAGLIERE
Fin da subito il soldato napoletano si distinse in battaglia. Con la mitragliatrice e la pistola si fece riconoscere sul Monte Zebio e Colombara. Una volta ottenuta la promozione a sottotenente, Raffaele Stasi venne spostato sul fronte dell’Isonzo dove, il 28 novembre 1917, ottenne la promozione a tenente per merito di guerra dimostrato a Castagnevizza il giorno prima. Con la rotta di Caporetto, a capo della 6° compagnia, Stasi si spostò sull’Altopiano di Asiago pronto a contenere l’avanzata austriaca. Il 15 novembre scoppiò una violenta battaglia in Val Miela che durò molti giorni. Solo una raffica di mitragliatrice riuscì a fermare l’ardore e l’abilità del giovane Raffaele Stasi. Prima di morire avrebbe sussurrato all’orecchio di un compagno: “Zerbini, muoio. La mia mamma, andate avanti!”. Era il 22 novembre 1917.
La medaglia d’oro a lui conferita recita: “Figlio unico e riformato, subiva un’importante operazione, per ottenere l’idoneità fisica al servizio e si arruolava volontario. Pur essendo studente di medicina, scelse e preferì l’arma di fanteria, nella quale, nominato ufficiale, fece 25 mesi di trincea, essendo di splendido esempio a tutti, per singolare coraggio nei numerosi combattimenti ai quali prese parte col suo reggimento. Sereno e calmo nel pericolo, paziente ed indefesso nella preparazione dei suoi soldati, instancabile in ogni evenienza, mai la sua costanza e la sua fede vacillarono di fronte alle più ardue situazioni. In una di queste, resa ancor più grave dalle difficoltà opposte dal terreno e dal nemico, ma. soprattutto dalle condizioni morali delle truppe stremate dalla lotta e dalla stanchezza, assaltando fortissime posizioni, condusse con slancio leonino la sua compagnia nelle trincee nemiche aspramente contese e, giuntovi per primo, cadde colpito a morte da una raffica di mitragliatrice al grido:“Avanti, Savoia!“. Sublime esempio di elette virtù militari, di abnegazione, di devozione al dovere e di ardente amor di Patria”.
Tommaso Lunardi

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