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Roma, 9 ott – Dodici storie in stile neorealista, o iperrealista. Dodici racconti, dodici come i mesi dell’anno, contenuti nel nuovo volume della collana di Idrovolante dedicata alla narrativa e alle raccolte di racconti. E’ questo Il profumo dei sogni incendiati di Bianca Penna, che torna in libreria dopo il romanzo Sui binari del treno.

Penna descrive la crudeltà e il dolore come parti integranti di un’esistenza quotidiana che, per quanto ovattata, alienata e sopita, conosce intorno a questi aspetti molti suoi acuti. Magari disperati, ma pur sempre acuti. «Alza il bicchiere al cielo per chi non c’è più, sbatti il bicchiere sul tavolo per quelli che qua ci stanno e mangiano merda e polvere tutti i giorni. E bevono, bevono per mandare via tutto quello schifo e poi si stringono tra le braccia e vanno avanti, perché hanno tutti il culo parato. Perché ce lo pariamo tra di noi, e se non sbatti forte non vale. E se non bevi tutto d’un sorso non vale».

Il profumo dei sogni incendiati è una raccolta che narra di realtà, di sentimento, di crescita e di ricerca del senso delle cose. «Che occhi che hai. A me una con gli occhi così manda fuori di testa. Li guardo e ci cado dentro. Come se qualcuno mi prendesse e mi lanciasse da una rupe, senza paracadute, senza corde, senza allacci di sicurezza, senza niente. Cerco un appiglio, non voglio cadere così in fondo, ma le mani scivolano e non hanno presa. Mi rompo le unghie e i polpastrelli si spaccano. Sento l’odore del sangue nelle narici e lo svanire della dignità che ruzzola con me. Quando succede non so dove arrivo, se a questo precipizio c’è una ne. Se c’è un tonfo. Cado e basta».

Storie spietate e crudeli come la vita sa essere ma come, in questa vita, si impara ad arrangiarsi: «Allora il traffico si ferma, si paralizza, siamo uno sull’altro tutti quanti e ogni metro in avanti è una conquista. È un mostro che ci ha in potere, ci stringe tra le sue mani come se fossimo delle piccole palline di vetro, ognuna con il suo colore all’interno, e ci rende ostaggi. Non siamo più liberi. La strada è un party di lamiere che ti soffocano con i gas di scarico in funzione e il tuo finestrino aperto in mezzo a tanto frastuono. Ma non lo chiudi, devi ascoltare, sentire i rumori della città, monitorare, perché quel rumore è famigliare, sei al sicuro nella tua piccola gabbia».

Bianca Penna è nata a Roma il primo agosto 1987.
Obliqua, è amante dei libri e delle narrazioni, in tutte le loro forme. Dopo la formazione allo Studio Oblique, lavora nel mondo dell’editoria. È psicologa, laureata con lode in Neuroscienze cognitive all’Università La Sapienza; si sta formando come psicoterapeuta in Analisi transazionale socio cognitiva all’Ifrep.
È autrice del romanzo Sui binari del treno (2011) e dello spettacolo teatrale Sera di Giugno (2019) dedicato a Francesco Cecchin.

Aldo Milesi 

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