Roma, 4 giu – Riciclare fa bene all’ambiente? Dipende: se ad essere riciclata è una (pseudo) inchiesta, allora ciò che emerge è solo il gran spreco di carta. E di tempo. Un concetto che dalle parti de l’Espresso non devono aver molto chiaro, vista l’ultima – “esclusiva”, dicono – inchiesta sulle finanze della Lega.
“L’Europa offshore che piace a Salvini”: così titola, in prima pagina e con colori cupi a fare da sfondo dietro l’immagine del segretario del carroccio, il settimane della famiglia De Benedetti. Autori del presunto “scoop” Giovanni Tizian e Stefano Vergine. Gli stessi che già si erano occupati della vicenda lo scorso inizio aprile, andando a caccia dei milioni del partito finiti – come se fosse pratica illecita – a società di comunicazione per le campagne elettorali, alle sedi sul territorio, ai gruppi finanziari che controllano gli organi leghisti come Radio Padania. Ma toh, un partito che finanzia le proprie strutture. Non si era mai visto. Certo, poi ci sono gli investimenti diversificati. In buona parte in titoli di Stato italiani. Il resto in altri strumenti, sui quali la legge prevede molti limiti. E’ stato commesso un illecito? Se sì, solo per una manciata di milioni. Da qui ad arrivare ai quasi 50 che si sospetta siano stati trafugati, di spazio ne corre parecchio.
E veniamo ad oggi, con la nuova puntata di quella che ormai, per l’Espresso e per Tizian e Vergine, può definirsi una fissazione. A questo giro il mirino è sulle società offshore, o meglio su un’unica realtà con sede in Lussemburgo. Noto paradiso fiscale, si sa, ma d’altronde non è (ancora) vietato costituire società all’estero. Forse indelicato per un movimento che punta al recupero della sovranità nazionale, ma ancora una volta da qui all’illecito la distanza è grande. Questa società di diritto lussemburghese ne controllerebbe a sua volta altre, con base in Italia, che erogano servizi dal noleggio auto alla tipografia. E che si sarebbero in qualche modo arricchite da quando Salvini è diventato segretario. Ci sarebbe pure un’associazione culturale che finanzierebbe voci interne o comunque amiche. Ma guarda un po’, verrebbe da dire, i vertici di un partito usano le auto per spostarsi, le campagna elettorali si fanno con manifesti, volantini, brochure e opuscoli che qualcuno dovrà pur stampare e qualche soldo finisce pure a sostenere le testate vicine alla linea.
E’ chiaro, di soldi ne girano. Stiamo d’altronde parlando di un partito che punta al secondo se non addirittura al primo posto tra le preferenze degli italiani, è quindi logico intercetti finanziamenti che oltre una certa soglia diventano un po’ difficili da gestire come se fosse la cassa di un circolo di provincia. Normale amministrazione vuole che i fondi di cui un movimento politico dispone possano essere usati per attività di tipo imprenditoriale. Come fa ad esempio CasaPound, finita sotto la lente sempre de l’Espresso lo scorso autunno con la “colpa” di possedere ristoranti, qualche bar e negozi in giro per l’Italia. Autori di quell’inchiesta? Neanche a dirlo: Tizian e Vergine.
Nicola Mattei

2 Commenti

  1. Ripugnante articolo dell’espresso che conferma come tutti in questo pseudo giornalino possano spalare merda contro tutti impunemente, siano lega o CP poco importa……..vivono come l’escremento indegno e lurido vaurino nell’impunità assoluta…….. Servi e vigliacchi pseudo comunistoidi,infami e ridicoli……. Zecche purulente.

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