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Roma, 4 giu – Per il momento è solo un’indiscrezione, di quelle che però circolano da tempo e una volta rese note – specie se da fonte autorevole – sono capaci da sole di trovare conferme. Parliamo della fusione tra Unicredit e il colosso francese Société Générale.
La notizia è rimbalzata, facendo andare sulle montagne russe i corsi di borsa di entrambe, dal britannico Financial Times. Il risiko bancario è, in tutta Europa, una prospettiva ormai nota nonché sponsorizzata dalle autorità di vigilanza, che spinge per aggregazioni all’interno dell’eurozona. Mancava solo il primo sasso nello stagno per smuovere le acque. E questo sasso – o forse un macigno, viste le dimensioni dei soggetti coinvolti – è arrivato con le voci incontrollate di future nozze tra Milano, piazza Gae Aulenti, e Parigi, quartiere della Défense.
Non è la prima volta che Unicredit e Société Générale vengono accreditate come promesse spose. I diretti interessati per ora smentiscono ma, al di là di poche sinergie dal punto di vista operativo, la fusione sarebbe una soluzione valida almeno dal punto di vista “geoeconomico” valida per entrambe, complice la complementarietà geografica e di settori di business.
Ulteriori conferme – anche se non risultano al momento colloqui fra le parti – giungono da due coincidenza verificatesi nel corso degli ultimi mesi. La prima, la confermza dell’italiano Lorenzo bini Smaghi (ex Bce) alla guida di SocGen. La seconda il fatto che, come da piano dell’ad di Unicredit jean-Pierre Mustier, la banca italiana superasse la “collega” in termini di capitalizzazione, circostanza verificatasi pochi giorni fa quando il fu Credito Italiano ha toccato quota 33 miliardi a fronte dei 32 di Société Générale.
Si tratterebbe dunque di una fusione a pari livello? Al di là dei corsi di borsa, Société Générale è sensibilmente più grande di Unicredit per fatturato e numero di dipendenti. Senza poi considerare che da Francia a Italia le operazioni hanno negli ultimi tempi intrapreso una strada sostanzialmente unilaterale, con Parigi a fare la parte del leone mentre noi soccombevamo di fronte allo shopping transalpino. Il governo francese ha sempre spinto in tale direzione. Sarà da vedere cosa farà il nuovo esecutivo giallo-verde.
Filippo Burla

1 commento

  1. Ricordiamoci che Unicredit in pancia ha il 30% di Banca d’Italia che deve tornare a tutti i costi di nuovo di proprietà dello stato, essendo stata svenduta con le privatizzazioni da parte dei traditori nostrani delle ex banche pubbliche Unicredit e Banca Intesa, che detenevano il 60% di Banca d’Italia. E la banca d’Italia aveva ed ha in pancia a sua volta 600 mila miliardi di lire di bot che aveva sottoscritto creando moneta ma che essendo di proprietà dello stato era un debito da non dover pagare.Ci manca solo che i fondi stranieri vendono Unicredit per evitare di dover ridare indietro la Banca d’Italia al lergittimo proprietario; la Repubblica Italiana!!

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