Roma, 4 giu – Succede che le persone muoiano e succede che degli innocenti vengano uccisi da dei delinquenti. Se è naturale che la vita di ognuno di noi si concluda con la morte, è fisiologico che i soggetti “cattivi” sopra citati esistano e imperversino grosso modo in tutto il mondo. Vanno combattuti, e su questo non ci piove. Ma un delinquente rimane sempre tale al netto di chi sia vittima della sua condotta, e non possono essere previste conclusioni e sentenze particolari, singolari, in base alla nazionalità della vittima.
In tempi folli come gli attuali, vedete un po’, è in voga invece proprio questo andazzo. Soumaila Sacko, 29enne maliano ucciso sabato sera a San Calogero, era un immigrato con permesso di soggiorno, viveva nella baraccopoli di San Ferdinando ed è stato freddato mentre era intento nel prelevare delle lamiere da un capannone peraltro posto sotto sequestro.
Adesso abbiamo due strade diverse da poter imboccare: quella pagliaccesca alla Saviano per la quale appena c’è di mezzo un migrante, al netto della verità, egli deve risultare vittima del razzismo violento italiano, o in alternativa quella dettata dal buon senso, dai fatti, dalle considerazioni oggettive.
Il maggiore dei carabinieri di Tropea Dario Solito ha escluso l’ipotesi xenofoba e razzista, privilegiando quella secondo la quale il killer avrebbe deciso di sparare per punire i tre immigrati che stavano rubando il materiale. La pista legata alla criminalità organizzata è dunque la più gettonata, ma nonostante ciò assistiamo ad un piagnisteo incredibile fomentato da coloro, chierichetti di Saviano, che ritengono l’uomo di colore sempre e comunque vittima della cattiveria del nemico uomo bianco, sfruttatore e schiavista.
Sembra di essere tornati indietro di qualche mese, quando a Firenze un pazzo uccise un senegalese e successivamente, sebbene le autorità avessero escluso il movente razziale, i suoi prodi amichetti devastarono il centro città in segno di protesta, fomentati dai soliti cretini barbuti e scapigliati (leggasi centri sociali) che si battono affinché l’Italia diventi una succursale di quelli che, con eccessiva eleganza, mister Trump definirebbe degli shit holes. Si tratta di menzogne bell’e buone, diffamazione continua e incitamento all’odio verso coloro che di tanto in tanto osano affermare che non esiste il diritto ad approdare in un paese clandestinamente e che, ove si verifichi, tale fenomeno deve obbligatoriamente essere controllato e moderato.
Difatti Salvini non ha fatto a tempo a dire che seguirà una linea intransigente nei confronti degli sbarchi cui assistiamo da anni che la crème italiota, capeggiata dal solito Saviano che lancia le sue fatwe dall’attico di Manhattan, è insorta addebitando al ministro dell’interno la responsabilità per la morte del signor Sacko. Su Twitter, una schiera dei classici studentelli di scienze politiche furoreggia contro il Salvini, accusato tanto per cambiare di gettare benzina sul fuoco. Responsabilità personale? Figuriamoci, trattasi di concetti giuridici arcaici. Libertà d’espressione del proprio pensiero? Sì, ma solo se combacia col loro.
Abbiamo raggiunto la vetta della follia quando i figlioletti di Soros, filantropi d’accatto, hanno urlato al “razzismo, razzismo” aggravato dal fatto che la vittima fosse militante dell’Unione sindacale di base, dunque difendesse i diritti dei lavoratori immigrati che nella Piana di Gioia di Tauro raccolgo ortaggi per pochi spiccioli. Non ha letteralmente senso questa indignazione perché è del tutto evidente che le condizioni penose e inaccettabili in cui vivono e lavorano migliaia di immigrati – a San Calogero compreso – siano dovute al caos dei flussi massicci, all’anarchia tipica di questo fenomeno diretto da alcune Ong che, ormai è agli atti, sono in rapporti con i trafficanti d’uomini in Libia. Dal momento in cui si pretende, e si ottiene, che centinaia di migliaia di esseri umani approdino senza controllo sulle coste di un paese, le cui autorità sono irretite dalla retorica del ripopolamento necessario, non si può poi sgranare gli occhi quando queste persone si trovano al centro di situazioni paradossali e oscene come la baraccopoli che ospitava la vittima e quei campi d’agrumi nei quali sgobbano.
Cosa diavolo pretendono, che i circa 600mila immigrati approdati in Italia negli ultimi anni trovino ottimi impieghi in uffici caldi d’inverno e freschi d’estate, tredicesima e ferie pagate? Ma questa gente prima di pronunciarsi connette il cervello con la bocca o predilige la tipica attività degli stupidi consistente nel dar aria alle corde vocali?
Pare sia ormai certo che la sinistra, più o meno estrema, sia a corto di argomenti e abbondi di facce toste: gli immigrati sono stati trasformati nel nuovo proletariato e i cinque milioni di elettori della Lega nel nuovo padrone da sconfiggere. Ragazzi, prepariamo i pop corn: come nei migliori film western, gli stronzi siamo sempre noi.
Lorenzo Zuppini

2 Commenti

  1. Difficile spiegare razionalmente un comportamento folle. Possiamo forse fare un azzardo e dichiarare che c’è stato il trasferimento dell’immagine di Dio in quella del migrante (africano e medio-orientale sopratutto) su cui il cristiano ripone la stessa venerazione-sottomissione. Dio (migrante) è sempre buono e giusto e se ti fa del male la colpa è tua (complesso di colpa).

  2. Ma l’ennesimo africano morto e spesso delinquente chi lo ha fatto arrivare e chi lo ha fatto finire nel vergognoso e lurido ghetto dove viveva???…… il pd con sua ipocrisia buonista e indegna……. che non rompano il cazzo i piddini, dove amministrano spaccio e delinquenza sono floride e impunite……complimenti.

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