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Milano, 27 set – Il Milan contro l’Unione Sportiva Fiumana in Europa League a San Siro; non è un refuso,  ma semplicemente un ricorso storico che accende il tasto della memoria e dell’amor di Patria: l’attuale formazione croata del Rijeka, campione in carica e detentore della coppa nazionale che nel girone europeo affronta i rossoneri, è semplicemente l’erede della gloriosa Unione Sportiva Fiumana, dalla quale rilevò il diritto sportivo nel 1946, dopo lo scioglimento del club l’anno precedente, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con il passaggio di Fiume, nonché dell’Istria e di Zara, alla Jugoslavia.

L’Unione Sportiva Fiumana durante il periodo italiano giocava nell’allora Stadio Comunale del Littorio, che era ben visibile per la grande scritta che accompagnava all’entrata dell’impianto. Il club appartenente al Regno d’Italia era una polisportiva a tutti gli effetti e presentava squadre anche in altre discipline che non fossero solo il calcio, come la pallanuoto.

Gli albori italiani dell’attuale Rijeka, club emergente in Croazia capace di rompere la lunga egemonia della Dinamo Zagabria e che appartiene per il 70% all’imprenditore italiano Volpi, patron dello Spezia, vedono la luce sulla base dell’onda lunga dei movimenti nazionalisti ispirati da Gabriele d’Annunzio che nel settembre del 1919, alla guida di una forza volontaria irregolare di nazionalisti ed ex combattenti italiani, partì da Monfalcone e occupò la città, in quella che sarebbe passata alla storia come l’Impresa di Fiume. Di fronte ai rifiuti del governo italiano, D’Annunzio proclamò la Reggenza Italiana del Carnaro, uno stato indipendente,  in attesa del ricongiungimento alla madrepatria. Dopo parecchia turbolenza, il Trattato di Roma del 1924 sancì il passaggio di Fiume all’Italia e il re Vittorio Emanuele III arrivò in città e cominciò il braccio di ferro con gli esuli del governo dello Stato Libero di Fiume.

Calcisticamente parlando l’attuale Rijeka, l’Unione Sportiva Fiumana, nacque dalla fusione di due squadre già esistenti: il Club Sportivo Olimpia Fiume, colori sociali bianco e nero  e il Club Sportivo Gloria Fiume, colori sociali giallo e amaranto. La squadra di Fiume scelse poi di adottare il rosso-giallo-blu come divisa tradizionale. La spinta a questa storica e gloriosa fusione va ricercata nella grave crisi che colpì la Federcalcio nel 1926 e che fornì l’occasione per l’intervento del regime fascista nel mondo del calcio, con la riorganizzazione imposta alla federazione attraverso la stesura della Carta di Viareggio (2 agosto 1926) che portò all’istituzione della Divisione Nazionale, in pratica, l’attuale serie A.

Allora, il Regime spinse per fusioni societarie di club, soprattutto in città di confine come Fiume. Dopo un quinto posto all’esordio nel torneo di Prima Divisione nel campionato 1926-27, la Fiumana fu promossa per decreto del presidente della Figc al campionato di Divisione Nazionale insieme a Venzia e Triestina nell’estate del 1928 e prese parte con altre 16 squadre al girone B, classificandosi al quarto posto. Con la tragedia della pulizia etnica titina e l’esodo dei giuliano dalmati anche la storia della Fiumana si concluse. Ci fu solo un tentativo di riportare la Fiumana in vita alla fine degli anni 40 a Torino dove vivevano molti esuli: quella squadra militò nei campionati regionali del Piemonte fino allo scioglimento nel 1985.

Ma il nome di Fiume resta indissolubilmente legato alla storia del calcio italiano. Fu qui che comparve per la prima volta lo scudetto tricolore sulle maglie azzurre. Fu in una partita tra la selezione di italiani della città contro la squadra dei Legionari di D’Annunzio.

Paolo Bargiggia

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