Roma, 28 mar – Drastico giro di vite in tema di censura social. Facebook metterà al bando tutti i contenuti riferiti al nazionalismo e al suprematismo bianco. Saranno cancellati da tutte le sue piattaforme, compresa Instagram, e chiunque compierà una ricerca di tali contenuti verrà reindirizzato alla pagina Life After Hate (la vita dopo l’odio), un’organizzazione di ex-suprematisti nata con lo scopo di aiutare “chi ancora è intrappolato dalla morsa dell’odio estremista”.

La stretta di vite

La decisione è stata presa dopo la strage nelle moschee in Nuova Zelanda, il cui autore aveva postato su Twitter ed altri social media il suo manifesto suprematista, filmando il massacro in diretta Facebook. “Le nostre politiche proibiscono da tempo i post che fomentano l’odio in base a razza, etnia o religione e questo ha sempre incluso anche il suprematismo bianco“, dichiara la direzione di Facebook in un post. La verà novità, però sta nel fatto che il bando viene allargato anche al separatismo e nazionalismo bianco. “Inizialmente non abbiamo applicato la stessa logica al nazionalismo e al separatismo bianco perché li pensavamo legati a concetti più ampi di nazionalismo, cose come l’orgoglio americano e il separatismo basco, che sono una parte importante dell’identità dei popoli. Ma negli ultimi tre mesi il confronto con membri della società civile e accademici in tutto il mondo, hanno confermato che il nazionalismo e il separatismo bianco non possono essere considerati fenomeni a parte rispetto alla supremazia bianca e ai gruppi fomentatori di odio”.

Facebook garantisce che le persone avranno comunque la possibilità di “dimostrare l’orgoglio nel loro retaggio etnico“, ma non verranno tollerate “l’apologia del suprematismo e separatismo bianco”. Quindi nulla da temere per le organizzazioni suprematiste nere come i Black Israelites ad esempio, che potranno mostrare il loro “retaggio” e odiare in tranquillità i bianchi: bavaglio assoluto, invece, per chi ha poca melanina e se ne dichiara orgoglioso.

Cristina Gauri 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Giustamente………. Solo le merde sinistre hanno il diritto di parlare………comunisti vigliacchi…….. e pure bastardi………. razzisti anti italiani e xenofobi contro i patrioti bianchi.

  2. Giusto. Basta odiare e fare proselitismo su questi argomenti. Respingiamo con forza l’odio razziale e ogni rigurgito di fascismo. Ad esempio dichiariamo illegali tutte le organizzazioni nere tipo FN e Casapound. Sarebbe un bel passo avanti verso una società senza odio.

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