Roma, 17 ago – Wolfgang Petersen, regista tedesco, è scomparso oggi all’età di 81 anni, come riporta anche l’Agi.

Petersen scomparso, la “Storia infinita” ancora no

Di Petersen, in verità, si ricorda la direzione di parecchie pellicole di fama mondiale: da “Troy” (2004) a “La tempesta perfetta” (2005) a qualche film di propaganda statunitense come “Air Force One” (1997). Ma c’è un caso, particolarissimo, in cui il regista tedesco diffuse sul grande schermo un’opera letteraria particolarmente significativa negli anni Ottanta: quell’opera era “La storia infinita”, di un altro tedesco, Michael Ende, pubblicata nel 1979 e divenuto in breve uno dei libri più venduti di quell’epoca. Così venduta da portare alla creazione del film omonimo nel 1984, diretto, per l’appunto, proprio da Petersen. Un film allegorico e simbolico – come del resto il romanzo originale – che lancia un messaggio particolarmente importante alla disastrata società occidentale, sempre più materialista, individualista ma soprattutto lontana da un valore fondamentale per poter vivere, prima ancora di prosperare: la speranza.

Perché il messaggio di Ende, nel film di Petersen, è terribilmente attuale

Il messaggio de “La storia infinita” si riassume nelle parole di Gmork, la creatura “lupo” al servizio del cosiddetto “Nulla”, pronto a tutto per ostacolare la missione del giovane Atreyu, cavaliere-ragazzino che tenta di salvare il regno dell’immaginazione e delle creatività umane, “Fantasia”, dalla scomparsa definitiva. Una frase ormai popolarissima, ma piuttosto emblematica. “È molto più facile dominare chi non crede in niente”, affermava il “lupo” al ragazzo, riferendosi alla caratteristica fondante di Fantasia, ovvero di essere un luogo che cresce e prospera sulla scorta dei sogni e delle speranze dell’umanità. E che senza di essi, è destinato a perire. Un’immagine metaforica che sembra fotografare la nostra società – nella fattispecie, occidentale – in modo terribile. Con i suoi amorfi cittadini, incapaci di reagire alle sue storture, oltre che di lottare per un futuro migliore. Con Petersen, dunque, va via anche uno dei rarissimi registi a proporre – peraltro in via del tutto eccezionale, nella sua carriera costellata di pellicole spesso “mainstream” – contenuti minimamente dissidenti nei confronti del disastro collettivo, spirituale e sociale ormai divenuto endemico in questo poverissimo Occidente.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. Oltretutto con quella colonna sonora si è davvero rimasti ancora lì a sognare (almeno in modo sano), punto e basta. Ma i mostri non hanno atteso.

  2. Io onestamente non credo in niente spesso neanche in me stesso ma pare impossibile dominarmi tanto che sono costretti a censurarmi.

    Il mio account twitter twitter.com/Prof_Sconvolto è tenuto bloccato da 6 anni, un altro account lo avrebbero già cancellato, affinché nessuno neanche per sbaglio possa riattivarlo tenendo vivo nella massa il mio ricordo.

    Ma magari sono l’eccezione che conferma la regola una sorta di nomina non omina sunt 😛

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