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“False flag”: la paura come strumento di governo globale

by La Redazione
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Enrica PerucchiettiRoma, 30 giu – Siamo sotto attacco mediatico, roba da Grande Fratello! Altro che agenda setting sull’appetibilità della notizia, in buona (e deontologica) fede. Ben al di là dell’affaire Snowden (spionaggio totale, Merkel inclusa!), viviamo come in un “Truman Show del Terrore”, rinchiusi tra le frequenze di uno stato ipnotico di massa senza eguali: morti, attentati, stragi e carneficine ci perseguitano come un’ombra, dalla mattina alla sera, notte compresa. Ossessivamente, più che un mistero la paura è diventata strumento di governo globale: non è una domanda, ma un’affermazione! Basta guardare la TV. Sentire i giornali-radio, leggere web e stampa. In mezzo ad una valanga di contenuti inutili cliccati sui social, dall’anfratto più sperduto nel mondo (come fosse successo adesso proprio adesso sotto casa nostra!) rimbalza puntuale la news dell’ultim’ora: ci richiama al terrore, un “mantenimento” psicologico quotidiano in mainstream spesso diffuso (persino!) senza attendibilità, spacciando per verità incontrovertibili notizie (a volte) di dubbio riscontro. Dove più che dai terroristi (negli anni ’70 almeno lasciavano il volantino firmato nella cabina del telefono!), la rivendicazione giunge brevi manu dai governanti, in tempo reale, cioè dai nostri stessi “protettori pubblici” che fanno a gara a chi la spara più grossa. E’ il caso della recente strage di Orlando, con Trump e Clinton a spingere per una matrice ISIS scartando a priori un movente isterico-stragista/maniacale-omofobo, oppure il duplice omicidio di poliziotti in Francia, con Libération che avanza la tesi del regolamento di conti tra omicida e vittime, mentre il premier Valls – in versione oracolo – che  prevedere nuove vittime in un conflitto di durata generazionale. Domanda: tutto questo, perché? Cui prodest?

Un’interessante chiave di lettura che converge sul cosiddetto ‘terrorismo sintetico’ (al di là del fascinoso nomignolo, un intreccio tutt’altro che semplice di trame oscure, spionaggio, servizi segreti più o meno deviati, interessi militari e strategie geopolitiche internazionali),ci viene offerta da Enrica Perucchietti nel suo ultimo “False Flag, sotto falsa bandiera. Strategia della tensione e terrorismo di Stato” (Arianna Editrice). E’ un libro che riannoda il film della recente storia per guardare da vicino (e in contro luce!) i fotogrammi degli avvenimenti più tristi e torbidi: 11 Settembre, al-Qaeda e bin Laden, Isis e Siria, Charlie Hebdo (ma pure Kennedy, Moro e lo stragismo all’italiana). “Ad ogni tragedia il clima di isteria, sapientemente manipolato dai media – sostiene la scrittrice – per convincere l’opinione pubblica ad abdicare alla propria libertà”, strumentalizzando l’accaduto (“in alcuni casi, lasciando che gli eventi avvengano”) per meri interessi (forti!) che quasi mai corrispondono a quelli delle masse (vedi colonizzazione ‘mascherata’ di territori con gas/petrolio, la defenestrazione di governanti (ex) amici poi improvvisamente scomodi o i vertiginosi tornaconto economici delle lobby).

Attenzione: seppur invaghita da richiami della letteratura distopica d’autore (Orwell docet), Perucchietti non scade mai nella facile retorica complottistico/dietrologica d’accatto, ma forte di una miscellanea pungente di pensatori contemporanei (Marcuse, Popper), stralci di atti processuali, documenti riservati e fini ricostruzioni revisionistiche d’inchiesta (Giulietto Chiesa, Maurizio Blondet, Pino Cabras e Julian Assange), sostiene che come nei combattimenti navali le false bandiere (false flag) venivano utilizzate in mare aperto per ingannare l’avversario durante un attacco mascherato, così “si è passati a indicare delle operazioni belliche autocreate, ideate cioè per far credere che l’attacco sia stato effettuato da gruppi diversi, rispetto ai reali esecutori, al fine di addossare loro la responsabilità”, per poi giungere al draconiano sfruttamento politico offerto dalle improcrastinabili manovre emergenziali, guarda caso adottate nell’interesse delle solite oligarchie, cavalcata l’onda emotiva del facile consenso nel paradigma del bisogno urgente di controlli più stringenti. Per la sicurezza sociale. Tradotto, in rapporto di casus belli/effetto: fu così per l’incendio del Reichstag 1933 (stato d’emergenza, Hitler Cancelliere), per l’attacco di Pearl Harbor 1941 (ingresso USA, Seconda Guerra Mondiale), per le Torri Gemelle 2001 (inizio della campagna di terrore permanente, guerra all’Afghanistan e restrizioni di libertà nelle Patriot Act) e pare esserlo oggi per la stessa ISIS (il nuovo spauracchio, una ‘creazione’ della CIA?) e Charlie Hebdo (ha rafforzato “la sfera di influenza di Washington sui Paesi europei”). Si, lo so: sembra un Wargames a tinte fosche, ma invece…

Maurizio Martucci

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Martino 30 Giugno 2016 - 10:20

Prego, “la” Perucchietti. Usare il solo cognome per le donne è roba da giornaliste della Repubblica. 😀

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