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Roma, 1 set – Il contesto nel quale sorse il terrorismo in Italia, secondo lo storico italiano Angelo Ventura, fu quello della borghesia. Infatti l’ideologia della violenza e il terrorismo hanno tratto origine principalmente dalla borghesia intellettuale e naturalmente dalle istituzioni formative.
Più esattamente, violenza e terrorismo trovarono nelle istituzioni culturali – dall’università alla scuola all’editoria – condizioni favorevoli al proprio sviluppo, incontrandovi risposte tardive, spesso ambigue e certo insufficientiTutto ciò fu possibile anche grazie a coperture o connivenze. Se infatti,sottolinea con amarezza Ventura, il terrorismo non avesse trovato connivenze e complicità nella società civile, ben difficilmente avrebbe potuto attecchire in modo così capillare nel nostro paese. Si pensi, ad esempio, al ruolo avuto da Potere Operaio e alla sua capacità di ramificarsi nei contesti più diversi. Il terrorismo sarebbe rimasto un fenomeno assai circoscritto se contemporaneamente Potere Operaio non avesse gettato nel campo della lotta armata il peso decisivo di un’organizzazione stesa in tutto il paese forte di migliaia di militanti, allievi nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università e nei quartieri dei principali centri urbani, infiltrati nelle istituzioni. D’altra parte la cultura della violenza del terrorismo è nata e si è sviluppata all’interno delle istituzioni culturali trovando simpatie, indulgenza e omertà nell’establishment intellettuale. La responsabilità del gruppo dirigente di Potere Operaio e Autonomia – di Negri, Piperno, Scalzone e compagni – nella fondazione del partito armato non poteva ad esempio essere sconosciuta ai dirigenti del il manifesto .
Oltre alla debolezza del sistema politico italiano, l’opposizione politica assunse un atteggiamento di indulgenza e di giustificazione verso le violenze della sinistra extraparlamentare e dunque non deve sorprendere il comportamento tenuto da periodici come Lotta Continua e il già citato il manifesto.
Quanto alle cause, queste naturalmente furono molteplici. Da un lato individuabili in “atteggiamenti di estraneità verso lo Stato – spiega sempre Ventura – in ideologie rivoluzionarie avverse al sistema democratico e alla moderna società industriale, che giustificano in linea di principio la violenza”, dall’altro lato cagionate da insofferenza verso lo stato o meglio da un vero e proprio divorzio degli intellettuali dallo stato. Inoltre, la martellante propaganda ideologica marxista-leninista presente nel nostro paese svolse un ruolo di estremo rilievo. Una cultura maturata nelle condizioni dell’Europa ottocentesca della prima rivoluzione industriale o della Russia arretrata. Era questo il clima culturale che si respirava ancora nelle sezioni comuniste e perfino sia pure in misura minore in quelle del Partito Socialista; era questa l’ideologia che plasmava formalmente, che  segnava l’orizzonte culturale dei militanti politici e sindacali e soprattutto degli intellettuali .
Credere che nel nostro Paese fosse in atto un dibattito culturale acceso e non una vera e propria guerra civile costituì un errore immane di valutazione poiché non era in corso un pacifico dibattito politico culturale, ma una spietata guerra unilaterale, dichiarata dal terrorismo contro lo Stato: un attacco proditorio e feroce al quale quest’ultimo non poteva rispondere accettando logica della guerra dovendo invece restare fedele alla propria natura di regime democratico fondato sulle regole dello Stato di diritto. Indubbiamente, anche una tradizione culturale astratta giovò alla penetrazione e alla legittimazione del terrorismo. Infatti la radicata tradizione di un sapere prevalentemente libresco, astratto, si combina con una cultura fortemente ideologica, incline allo spirito sistematico e ai miti. È questa una cultura che disdegna i fatti, una cultura che  si può creare sui miti come quello della rivoluzione culturale cinese, immaginare la rivoluzione sempre dietro l’angolo e rimuovere con disinvoltura i fatti sgradevoli, contrastanti con i propri schemi ideologici.
Giuseppe Gagliano

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1 commento

  1. …da non dimenticare che è stata anche una ”moda” i benetton, con l’aiuto del toscani, c’hanno campato e arricchito con i gonzi con le magliette ”rosse”…

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