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Roma, 3 giu – Ha suscitato molto malumore e indignazione l’uscita di Roberto Fico sulla festa del 2 giugno. La dedica del presidente della Camera «anche a immigrati e rom», infatti, ha non solo fatto irritare militari e alleati di governo, ma ha anche attirato molte antipatie al M5S, già sotto accusa per la decisione del ministro Trenta di trasformare la solenne ricorrenza in una triste e patetica «festa dell’inclusione». Del resto, basta farsi un giro sui social – anche sulle pagine dei Cinque Stelle – per rendersi conto di quanto la sparata di Fico sia stata apprezzata dagli italiani. Non a caso, Di Maio è stato costretto a bacchettare pubblicamente il suo compagno di partito nella speranza di limitare i danni.

Fico l’anti-italiano

Il presidente della Camera, dopotutto, non è la prima volta che finisce nell’occhio del ciclone per queste sue manifestazioni poco ortodosse. Già lo scorso 2 giugno, sempre in occasione della festa della Repubblica, Fico aveva salutato la folla con il pugno chiuso, dimostrando così la sua dissidenza rispetto alla solennità dell’evento. Qualche giorno prima invece, per la commemorazione della strage di Capaci, la terza carica dello Stato aveva palesato i suoi sentimenti anti-italiani ascoltando l’inno di Mameli con le mani in tasca. Anche allora l’indignazione fu molto forte ed ebbe come effetto quello di far perdere a Fico il credito che questi si era guadagnato presso l’elettorato populista: in molti ricorderanno, infatti, la vincente trovata propagandistica di recarsi in autobus a Montecitorio non appena eletto presidente della Camera.

Un populismo di sinistra?

Il problema è che, da allora, Fico ha inanellato una lunga serie di gaffe e uscite imbarazzanti che gli sono costate carissime in termini di consenso. Insomma, il mattatore della fronda sinistrorsa dei Cinque Stelle ha sperimentato sulla sua pelle una tendenza che si sta affermando in tutta Europa: il fallimento del populismo di sinistra. Da Corbyn a Tsipras, da Mélenchon alla Wagenknecht, tutti stanno ricevendo sonore batoste elettorali. Si trattava di progetti ambiziosi e che non mancavano di un certo interesse, questo è vero, ma l’esperimento non ha funzionato. E ora a Fico tocca pagarne il salato conto.

Valerio Benedetti

1 commento

  1. Fico è un poveretto che solo in Italia e solo con i 5 stalle poteva diventare una figura delle istituzioni.Ignora completamente che la costituzione parla dei diritti dei CITTADINI ITALIANI.Non parla dei diritti di immigranti entrati illegalmente nel territorio italiano!
    Fico il globalista sembra fare il gioco dei poteri occulti stranieri che vogliono togliere agli italiani la loro identità nazionale,religiosa, familiare e sessuale per avere una massa di gente indistinta da manovrare a piacere sin dalla nascita.E la cosa grave è che è una carica dello stato pagata dai cittadini italiani e non dai paesi africani o dalla comunità rom.

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