Roma, 9 nov –  Fincantieri è stata guidata da Giuseppe Bono per vent’anni. L’amministratore delegato, scomparso ieri, lascia dietro di sé una delle ultime esperienze vincenti dell’imprenditoria di Stato.

Fincantieri e Bono, lo Stato che resiste e si espande

La Fincantieri di Bono aveva raggiunto uno dei suoi ultimi successi proprio l’anno scorso, quando si era aggiudicata un gigantesco affare in Indonesia e aveva fornito supporto tecnico alla marina militare sudcoreana. Ma Fincantieri e Bono sono, in generale, testimoni di uno Stato che interviene con successo nell’economia, un fatto sempre più raro e complicato, nella gabbia di regole sovranazionali e di parametri assassini europei che lo hanno costretto, negli ultimi decenni, al ridimensionamento e allo smantellamento. L’ad scompare all’età di 78 anni: nato a Pizzoni, in Calabria, laureato in Economia e Commercio, Bono ha guidato anche Finmeccanica dal 2000 al 2002. La sua Fincantieri ha espanso il suo potenziale nel corso degli ultimi vent’anni. Nel 2012 con l’acquisto di STX OSV Holdings Ltd per 900 milioni di euro, nel 2018 del 66% dei cantieri navali STX France, poi divenuto il 50% a seguito della resistenza dell’Eliseo e di un accordo che, comunque, ha portato Parigi a mantenere un diritto di prelazione.

Quando l’imprenditoria pubblica è vincente

Altro che “meno Stato” e “solo quando serve”, Fincantieri e Bono sono le ultime testimonianze di un’imprenditoria pubblica di successo che rifila una bella sberla in faccia a certe fesserie. Non si parla più della defunta Iri, ovviamente, ma del Ministero dell’Economia prima e della Cassa Depositi e Prestiti poi. Lo Stato, in qualche maniera, ancora interviene. Siamo in una situazione perfino più solida di quella dell’Eni, detenuta dalla mano pubblica ormai soltanto per il 30% del capitale azionario, pur rimanendone ancora “diretta” in qualche maniera. Una mano pubblica che oggi detiene un’azienda leader in Europa nel settore della cantieristica navale. Che garantisce lavoro sicuro a decine di migliaia di dipendenti. Nonostante l’ultraliberismo dominante, nonostante l’Ue e soprattutto Maastricht, nonostante tutto. Sullo sfondo, un’amara considerazione: ovvero che si tratti della classica “eccezione che conferma la regola”. Se non ci si riappropria della possibilità di fare spesa pubblica senza vincoli esterni, di poter intervenire con serenità sulla sfera economica, sarà sempre più difficile poter disporre di potenziali simili. Nel frattempo, e sperando seriamente che un giorno ci sia un’inversione di tendenza, godiamoci quello che resta. Rendendo onore a Fincantieri e a Giuseppe Bono.

Stelio Fergola

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