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davidtobiniRoma, 25 lug – Il 25 Luglio del 2011, durante una missione in Afghanistan, moriva il caporalmaggiore David Tobini, parà della Folgore in forza al 183.mo battaglione paracadutisti “Nembo“. E’ stato la quarantunesima vittima italiana della contestatissima e interminabile “operazione di pace” in Afghanistan. Tobini rimase ucciso a a nord-ovest di Bala Murghab, nella parte occidentale del paese. Mentre i militari italiani stavano compiendo un’operazione di rastrellamento per cercare ordigni nemici, sono stati oggetto di un attacco da parte dei ribelli afghani. Tobini, dopo aver ripetutamente risposto al fuoco, è stato infine freddato dagli insorti.
La motivazione della medaglia d’argento al valor militare assegnatagli nel 2013 così riporta: “Paracadutista impiegato in un’attività operativa, riceveva il compito di coprire il fianco del dispositivo amico da posizione a lui assegnata. Investito da intenso fuoco ostile, reagiva con l’arma in dotazione esponendosi più volte, incurante della propria incolumità, al fine di garantire la sicurezza dei propri commilitoni. Durante l’ennesimo tentativo di debellare la proditoria azione avversaria veniva mortalmente colpito. Fulgido esempio di graduato paracadutista che immolava la propria vita ai più alti principi militari “.

Lo scorso anno la madre Anna Rita, che stava cercando di fargli costruire una cappella nel cimitero di Santa Maria in Galera, aveva inutilmente cercato di incontrare a questo scopo il sindaco di Roma Ignazio Marino, che aveva invece scelto di mandare un suo assistente per farle che non era possibile trovare spazio per il paracadutista, se non in un angolo dove viene riposto materiale da asporto, per una tomba a terra.
Lo scorso 2 giugno, la madre del parà della Folgore aveva scritto un’indignata lettera a Matteo Renzi, presentatosi in mimetica per ricordare i caduti in Afghanistan: “Sono Annarita, Presidente, quella madre che non ha mai voluto incontrare, preferendola a una squadra di pallavoliste. Quella madre di cui non ebbe mai una parola di sconforto e conforto. Sono quella madre, Presidente, che l’anno scorso era davanti al suo palco per guardarla da lontano perché solo da lontano potevo guardarla in quella parata militare del 2 giugno che presidio da sempre…fin dai tempi “verdi”.

Perché solo oggi, Lei porge questi Onori? Presidente, quel “sangue” meritava e merita più rispetto, come rispetto meritano le forze dell’ordine e chi è sopravvissuto perdendoli. Il rispetto alle forze armate va tutti i giorni, perché loro sfilano tutti i sacrosanti giorni, rischiando la vita in cambio di non curanza.

Mi sembra che ci stiamo lavando la coscienza laddove possiamo trarne vantaggio.

La mimetica non è un gioco. Non la si può indossare se non la si sa portare. Tutto ciò glielo dice una madre che ha perso un figlio per un dovere dettato dalle Istituzioni italiane e non permetterà che tali Istituzioni traggano profitto – se pur soltanto in termini di visibilità mediatica – da quel Sangue, perché i nostri figli Vivi o Morti non sono un baratto politico.

Vorrei dire al presidente che immaginando di sforzarmi sulle sue benevole intenzioni gli suggerirei prima di fare sermoni sul sacrificio a quei ragazzi, dovrebbe MANGIARE COME LORO, DORMIRE COME LORO, VIAGGIARE COME LORO. Il sacrificio prima di essere decantato va “gustato”… così come il coraggio.”
Vogliamo ricordare lui e gli altri caduti italiani in Afghanistan con i versi del poeta francese Robert Brasillach:
“Il mio Paese mi fa male con tutta la sua giovinezza

sotto bandiere straniere, gettata ai quattro venti,

perdendo il suo giovane sangue in rispetto al giuramento

tradito di coloro che lo avevano fatto.

(…)

Il mio Paese mi fa male. Quando riuscirà a guarire?”

Folgore! Caporalmaggiore Tobini.
Cristiano Coccanari
 
 
 

Sangue di Enea Ritter

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1 commento

  1. Signora Anna Rita, lei ha tutta la mia solidarietà, ma le dico anche tranquillamente di non aspettarsi niente da questa cianfrusaglia sub umana che ci governa. Essi sono dei quaqaraqua
    senza spina dorsale. Vada fiera di suo figlio, e di tutti quei nostri fratelli che indossano l’uniforme, e che hanno sofferto e soffrono in nome di questa nostra disgraziata Nazione, che ha una dirigenza indegna.
    La saluto con un abbraccio fraterno
    Luigi
    PS. Potete pubblicare anche il mio indirizzo E- Mail.

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