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Roma, 2 dic – Nel sito di Interamna Lirenas (la città tra i due fiumi), l’attuale Pignataro Interamna nel Lazio, gli archeologi hanno scoperto una meridiana risalente al I secolo a.C.. Fu donata alla città dal suo cittadino Marcus Novius Tubula, appena eletto tribuno della plebe a Roma. Dal piccolo centro della Ciociaria alla città eterna aveva fatto una carriera importante, quale miglior modo, quindi, per celebrarlo rendendolo visibile a tutti? Una sorta di celebrazione continuativa della vittoria per la cui realizzazione pagò – secondo l’iscrizione incisa sul monumento – di tasca propria. La meridiana, scolpita in pietra calcarea, è caratterizzata da un quadrante concavo con undici linee che segnalavano le ore e che intersecavano tre curve che indicavano la stagione relativamente ai solstizi e agli equinozi.



Interessante il nome del tribuno, Tubula, ovvero piccola tromba. Nel calendario romano erano previste, in primavera, due celebrazioni del tubilustrium, ovvero il lavaggio sacro delle trombe da guerra. Insieme a riti dello stesso tipo, annunciavano la stagione della guerra e ponevano in sintonia l’uomo romano con i cicli della natura. In autunno, al contrario, si svolgevano le cerimonie di purificazione, come ad esempio l’armilustrium, dove venivano raccolte e purificate le armi insieme alle trombe da guerra. La meridiana aveva quindi il compito preciso di scandire la ciclicità del tempo, insieme a tutta la ritualità connessa. In realtà, fu solamente con l’assedio di Vejo (iniziato nel 406 a. C e che si protrasse per dieci lunghi anni) che Roma fu costretta per la prima volta a combattere anche durante l’inverno. Celebre il discorso di Appio Claudio ai Romani, dopo che l’assedio della città etrusca si protraeva già da un anno, di contro proprio ai tribuni della plebe (di cui il nostro Tubula sarà epigono), a chi sosteneva che si dovesse desistere e ritirarsi:

Qualora, per Ercole, non ci fosse nessun’altra ragione, dovrebbe bastare l’indignazione da sola ad imporci la perseveranza. Un tempo, dall’intera Grecia fu assediata per dieci anni una città tanto lontana dalla patria a causa di una sola donna; invece a noi dà fastidio reggere un anno d’assedio di una città che quasi si vede da Roma? È chiaro: il motivo che ha scatenato la guerra è insignificante e il risentimento che proviamo non ci stimola a perseverare, ma chi di voi, Quiriti, può dimenticare quei precedenti oltraggi? Sette volte hanno riaperto le ostilità; non sono mai rimasti in una pace leale; vollero scatenarci contro l’intera Etruria, e oggi tramano questo. Con costoro dovremmo guerreggiare negligentemente e indugiando? Se ritiriamo l’esercito, chi potrebbe dubitare che loro invaderanno le nostre campagne non solo per la smania di vendicarsi ma anche per la necessità stringente di razziare il territorio altrui? Che il nostro popolo non veda mai quel giorno! ….Se anche, parola mia, non avesse nulla a che vedere con questa guerra, sarebbe certo molto utile per la disciplina militare abituare i nostri soldati non soltanto ad approfittare di una vittoria a portata di mano, ma ugualmente (nel caso di campagne prolungate) a sopportarne la noia, ad aspettare che si concretizzino le speranze anche nel caso debbano tardare a realizzarsi, e ancora ad attendere l’inverno qualora la guerra non venga portata a compimento entro l’estate e a non cercare subito un riparo e un nido, come fanno gli uccelli di passo quando arriva l’autunno. Chiedo a voi, di grazia: la passione per la caccia e il piacere che ne deriva trascinano gli uomini sui monti e nei boschi coperti di neve e ghiaccio. Possibile che nelle necessità della guerra non si riesca a ricorrere a quella capacità di sopportazione che perfino il puro divertimento e il piacere riescono a suscitare? Dunque riteniamo i fisici dei nostri soldati così delicati e i loro animi così deboli da non essere in grado di resistere a un solo inverno in un accampamento, alla lontananza dalla famiglia? O crediamo che si regolino come se si trattasse di una guerra per mare, spiando le condizioni atmosferiche e facendo attenzione alla stagione propizia, visto che non riescono a sopportare né il caldo né il freddo? 

Queste parole devono farci riflettere sulla capacità di tenuta nel perseguire gli obiettivi di una civiltà che avanza, sulla certezza di una Vittoria che la meridiana ritrovata di Tubula già annuncia.

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