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Milano, 27 giu – Un fotomontaggio alto quasi tre metri, una posa e un volto familiari. Quello che i passanti di via Palermo a Milano hanno potuto «ammirare» è nientemeno che il busto di Adolf Hitler con il viso di Matteo Salvini. Al posto della croce uncinata sulla fascia al braccio, invece, campeggiava la stella alpina, uno dei simboli «padani» della Lega. Dopo molte segnalazioni, la polizia ha prontamente rimosso il fotomontaggio, opera dello street artist milanese Beast (la cui vera identità è tuttora sconosciuta). L’autore dell’iniziativa ha poi dichiarato che il fotomontaggio sarebbe un contributo «al dibattito in corso (Salvini-Saviano-Sala) in merito alle politiche di accoglienza del nuovo governo e alle dichiarazioni del ministro dell’Interno sulla volontà di censire i campi rom».
Beast aveva già fatto parlare di sé per i suoi fotomontaggi provocatori, molto spesso utilizzati per fare satira politica. Per Beast però – come ha detto in un’intervista al Corriere della Sera – «più che fare endorsement mi interessano i personaggi, anzi le persone. E allora gioco a creare immagini di situazioni verosimili. Non vere ma nemmeno del tutto implausibili nella loro sostanza». Ebbene, un Salvini che diventa Hitler semplicemente perché vuole censire i rom (e non deportarli) non è francamente né verosimile né tantomeno plausibile. Anzi, semmai sembra proprio un endorsement nei confronti della melassa politicamente corretta che tanto piace ai radical chic oggi minoritari (che tra l’altro sono pure gli unici a cui il fotomontaggio può strappare una risatina).

Doctor Salvini I presume
La vignetta di Massimo Bucchi comparsa di recente su “Repubblica”

Del resto, se neanche uno street artist (che dovrebbe intendersi di comunicazione) capisce che, così facendo, non fornisce alcun «contributo al dibattito in corso», ma finisce solo – e in maniera controproducente – per avvantaggiare l’obiettivo della critica (in questo caso il Salvini «nazista»), non stupisce affatto che i ben più modesti comunicatori di Repubblica siano riusciti a fare addirittura peggio. Un paio di giorni fa, infatti, sul quotidiano romano è apparsa una vignetta di Massimo Bucchi che ritraeva un Salvini «coloniale» intento a sparare a un africano (con tanto di citazione colta «Doctor Salvini, I presume»). A quanto pare la sinistra, nonostante l’evidente e indecoroso fallimento dell’antiberlusconismo, non è ancora riuscita a metabolizzare un postulato imprescindibile della comunicazione politica: la demonizzazione dell’avversario non fa che portare acqua al suo mulino. Che la sinistra abbia veramente intenzione di far arrivare la Lega al 50%? Ai posteri l’ardua sentenza.
Elena Sempione

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4 Commenti

  1. Non somiglia per niente a Salvini.
    Grazie sinistra, per fare arrivare la Lega al 50%.
    La sinistra in Italia sta percorrendo gli stessi passi della sinistra in America, dove sta morendo (sotto Trump) appunto a causa di questi attacci scorretti contro gli avversari politici.
    BUFFONI LAVATIVI !!!

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