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Roma, 27 giu – La (relativa) chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong sta causando, al netto del bel tempo che si registra in questi giorni sul Mar Mediterraneo, una vera e propria tempesta.
Tutto è iniziato con l’Aquarius, che dopo aver fatto rotta verso l’Italia è stata costretta a dirigersi in Spagna, destinazionale Valencia. Meglio è andata alla nostra Guardia Costieraal cargo danese Alexander, mentre in questi giorni tiene banco la vicenda della Lifeline.
Non dev’essere un bel periodo per le Ong. Sea Watch e la Seefuchs erano ormeggiate a Malta per necessità rifornimento e cambi di equipaggio. In quello stesso periodo è stato vietato l’attracco all’Aquarius (ancora lei), sancendo un cambio di rotta da parte dell’esecutivo dell’isola in merito all’attività di “salvataggio” operata da questi soggetti. Da qui una possibile spiegazione per il lungo “fermo” delle prime due: senza più la possibilità di usare la loro principale base logistica, le operazioni SAR al largo della Libia diventano adesso molto più difficoltose.
Da qui la decisione dell’Aquarius che, invisibile per qualche tempo dopo aver spento il transponder (curiosamente riacceso appena fuori dalla “zona calda”), sta ora dirigendosi verso il porto di Marsiglia. Analogo discorso per l’imbarcazione spagnola Proactiva Open Arms, anche lei con transponder spento da due giorni mentre incrociava davanti a Tripoli.
Intanto, dall’Ong Lifeline piovono accuse nei confronti della Germania. Sarebbe infatti il governo tedesco, che sostiene di voler “prendere tempo” per valutare, a bloccare il ricollocamento degli immigrati che Malta aveva inizialmente acconsentito ad accogliere: “Horst Seehofer a quanto pare è l’unico a non dare il suo ok – denunciano – sarà dunque lui il responsabile di eventuali morti”.
Nicola Mattei

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