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Roma, 2 set – “Un fracco di legnate” a un “giornalista di destra” che sembra proprio Francesco Borgonovo. E’ quello che invoca Edoardo Albinati, già premio Strega 2016 e scrittore compagno in voga nei salotti buoni dei radical chic, nel suo ultimo libriccino. Perché le legnate e perché proprio a Borgonovo (o a chi gli somiglia tantissimo)? Ma perché il vicedirettore de La Verità osa contestare il ddl Zan, per di più andando in tv. A sfogliare la sua ultima vacua fatica, Velo pietoso, si scopre che Albinati descrive alla perfezione pur senza nominarlo quello che a tutti gli effetti sembrerebbe essere proprio Borgonovo. Per poi insultarlo in tutti i modi, dandogli pure del “frocio“.



Albinati attacca Borgonovo (?) senza mai nominarlo

Con un livore pure un po’ vigliacchetto, Albinati traccia l’identikit del suo obiettivo – “tipo magrolino”, “con la barbetta curata” – senza fare nomi e cognomi. E poi lo attacca perché non la pensa come lui sul ddl Zan. Insomma, chi legge capisce al volo che si tratta di Borgonovo. E infatti oggi sulla Verità, il direttore Maurizio Belpietro svela – si fa per dire – l’arcano, affermando con convinzione che quello descritto da Albinati è proprio il suo vicedirettore. E noi ci vogliamo fidare dell’intuizione di Belpietro. Nel libercolo si parla di un “giornalista di destra”, “pacato nei modi e rigido negli argomenti” (“Ma ha anche dei difetti”, aggiungeremmo noi): sembra proprio Borgonovo, in effetti.

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Quando Albinati si augurava che morisse un bambino

Un giornalista che va in tv a contestare il ddl Zan argomentando le ragioni del suo no a una legge liberticida con la scusa della difesa dei diritti Lgbt. Una delle sue colpe (allo scrittorucolo sfugge il concetto di “forza tranquilla”), sarebbe quella di “scaldarsi appena” nei confronti televisivi. Invece di urlare o dire volgarità. Ma questo autocontrollo, secondo Albinati, nasconde, anzi reprime qualcos’altro. Stiamo parlando di un tizio – lo ricordiamo – che all’epoca della nave Aquarius carica di clandestini si è augurato che morisse un bambino pur di colpire l’allora ministro dell’Interno Salvini, contrario allo sbarco.

Il sedicente scrittore si scatena in insulti volgari contro chi non vuole il ddl Zan

Ebbene, secondo l’autore de La scuola cattolica (altro suo pallino-trauma, l’educazione cattolica, tanto che usa “pretino” e “seminarista” per attaccare proprio colui che sembra Borgonovo), la calma del giornalista reprime la sua vera natura: quella di omosessuale che non vuole accettarsi per via del suo retaggio culturale. Ecco perché – scrive – dovrebbero urlargli contro: “A frooociooo!” (testuale). Smascherandolo. Siamo nel pieno del ridicolo, del tristemente ridicolo. Ma Albinati – totalmente privo di autoironia (pensate al titolo del suo libercolo) e senso della misura – prosegue imperterrito. Gli piace tanto insultare chi tanto somiglia a Borgonovo: è colpevole di non volere una legge-bavaglio (che per di più porterebbe il gay pride nelle scuole elementari). Pertanto va messo alla gogna. Anche se Albinati vorrebbe di più.

“Un fracco di legnate”: eccolo, il cattivo maestrino

Sì perché lo scrittore, che evidentemente è un nostalgico dei metodi stalinisti, si rammarica dell’imminente entrata in vigore della legge Zan (pure qui, quale lungimiranza politica…). Non solo perché non potrebbe più dargli del “frocio”. Ma perché più che denunciarlo, Borgonovo (o chi gli somiglia tantissimo) per le sue posizioni contro il ddl Zan va preso a legnate (“Finiresti per ricevere quel che ti meriti”, scrive). E’ un avversario che non può essere legittimato, non deve essere ascoltato, perché in quanto di destra inneggia alla violenza e alla dittatura (questo, sia chiaro, è vero soltanto nella sua testa). Pertanto costui va punito fisicamente. Eccolo, il cattivo maestrino.

Adolfo Spezzaferro

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