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fusione-nucleare-reattoreRoma, 30 ott – Il 30 di settembre – ma la notizia è stata confermata solo questa settimana – i ricercatori del Plasma Science and Fusion Center del Massachusetts Insitute of Technology (Mit) hanno compiuto un enorme passo in avanti nella produzione di energia tramite fusione nucleare. È stato infatti raggiunto un nuovo record per quanto riguarda la pressione del plasma nel reattore sperimentale di tipo tokamak chiamato Alcator C-Mod. La pressione del plasma è un fattore chiave nella produzione di energia tramite fusione nucleare, e la ricerca del Mit ha ottenuto oltre due atmosfere di pressione per la prima volta. Infatti, per innescare una reazione di fusione nucleare è necessario confinare il plasma (gas di particelle cariche) in un campo magnetico e poi riscaldarlo a 50 milioni di gradi.

La portata di quella che più volte abbiamo indicato come la vera sfida del 21esimo secolo è tale da rappresentare, se colta, una svolta persino filosofica per l’umanità intera. In effetti, sono secoli che il mondo è ostaggio delle deliranti tesi del britannico Malthus sulla limitatezza delle risorse e quindi sulla necessità di uno stringente controllo demografico, che al lato pratico si traduce nell’invecchiamento della popolazione. Il riuscire finalmente a padroneggiare l’energia che alimenta le stelle per miliardi di anni infatti pone i seguaci di Malthus, che pudicamente si fanno chiamare “ambientalisti”, di fronte ad un dilemma: una energia illimitata e pulita salverà il pianeta, ma al contempo dimostrerà che gli ambientalisti si sono sempre sbagliati, e quindi sarebbe meglio non salvare il pianeta. Questo discorso vale tragicamente per l’Italia, in cui con ben due referendum ci siamo privati della possibilità di utilizzare il fuoco nucleare di pace per sostenere il nostro sviluppo. È troppo semplice dire che la colpa ricade su questo o quel partito politico, magari scomparso, o che fu un gioco al massacro in cui tutti si fecero male. La rinuncia al nucleare ed all’autosufficienza energetica è stata imposta all’Italia dall’alto, e su questo non vi sono dubbi.

L’istituzione che maggiormente diffuse la dottrina ambientalista è il Club di Roma. Fu fondato nel 1968 a seguito di una serie di incontri a cui parteciparono il futuro presidente del club Aurelio Peccei (capo dell’Istituto Atlantico di Parigi, di fatto una “succursale civile” della Nato, ed ex dirigente della Fiat), il futuro vice presidente Alexander King, direttore generale degli affari scientifici dell’Oces, l’ex consigliere di sicurezza Usa McGeorge Bundy, Zbigniew Brzezinski, che allora figurava nel consiglio di pianificazione politica del Dipartimento di Stato USA. Grazie ad ingenti finanziamenti provenienti da innumerevoli fondazioni e da numerosi paesi, il Club di Roma diffuse dal 1972 la versione divulgativa in dodici lingue dello studio «I limiti dello sviluppo», il primo di una lunga serie dello stesso genere, in cui la vecchia superstizione malthusiana veniva riesumata e riproposta alle masse tramite un linguaggio pseudo-scientifico. Per capirci, è la stessa strategia utilizzata dai ricercatori che parlano di surriscaldamento globale antropogenico, i quali dimenticano sempre di spiegare che se non ne parlassero sarebbero disoccupati in quanto i loro lauti emolumenti derivano dal fatto di studiare un problema che loro stessi asseriscono essere tale. In quegli stessi anni Henry Kissinger, che rivestiva l’incarico di Consigliere di Sicurezza Nazionale di Nixon, mise in cantiere uno studio che avrebbe determinato tutta la politica estera successiva degli Stati Uniti. Si tratta del National Security Study Memorandum 200 (Nssm-200) del 24 aprile 1974. Nello studio si auspicava il controllo della natalità, soprattutto in 13 paesi del terzo mondo: India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Filippine, Thailandia, Egitto, Turchia, Etiopia, Colombia e, in maniera speciale, Brasile. Nel documento si presentava la necessità di evitare che questi paesi si sviluppassero, tanto da poter diventare delle potenze mondiali. In tal modo sarebbe stato possibile conservare le loro risorse naturali, per gli Usa, anche se questi, come ammette lo stesso studio, con il 6% della popolazione mondiale, consumavano già un terzo di tutta la produzione mondiale.

In questo contesto di ecologismo che diventa politica ufficiale cominciarono a susseguirsi, dalla fine del 1976, le manifestazioni violente degli ecologisti contro le centrali nucleari: Seabrook negli Usa, Brokdorf nella Germania Federale e Créys-Malville in Francia. Nello stesso anno anche in Italia si tennero le prime grandi manifestazioni antinucleari, in particolare contro la centrale di Montalto di Castro e quella proposta a San Benedetto Po. In pratica quella era la nuova impostazione di “politica estera” di Kissinger, il quale qualche anno più tardi ammise di essersi ispirato alla tradizione del colonialismo britannico. L’ordine di “internazionalizzare” il movimento fu dato a Toronto, nel luglio 1980, in occasione della “Prima conferenza mondiale sul futuro” a cui parteciparono 6000 delegati da 45 paesi. La rete ambientalista internazionale fu così saldata in un’unica struttura globalizzatrice. Non dovrebbe destare meraviglia che questo raduno di verdi, pacifisti, antinucleari, punks, comunisti e terroristi, sia stato lautamente finanziato dalla Royal Bank of Canada.

Quando si parla di ambientalismo si parla di questo: il cavallo di troia americano per la distruzione organizzata delle economie sviluppate e quindi il perseverare dell’egemonia morente dello Zio Sam. La fusione nucleare potrebbe cortocircuitare il movimento ambientalista planetario, e proiettare l’Uomo, idealisticamente inteso come soggetto della storia e non oggetto di determinismi speciosi, nel suo autentico destino di colonizzazione dell’Universo intero. Quello che occorre è però innanzitutto liberarsi di questo palla al piede verde vomito nota come “ambientalismo” e recuperare le nostre radici creative, di italiani e di europei.

Matteo Rovatti

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1 commento

  1. Ma che illusioni! La fusione nucleare ancora non è a portata di mano. Intanto l’aumento della temperatura globale pianeta è aumentata di un grado in solo un secolo…. E ne bastano cinque per sciogliere i poli. stiamo riempendo il mondo di spazzatura. Bene hanno fatto a limitare le nascite. La crescita mondiale sta portando crisi sociali, migrazioni e conflitti.
    Una visione limitata al solo costo dell’energia e’ una visione molto parziale e limitata.

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