Roma, 2 gen – Durante la Messa solenne di mezzanotte del 24 dicembre 2017, Bergoglio affermò: “Nei passi di Giuseppe e Maria, si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza”.

Da quel momento, la fallace retorica, che descrive la Sacra Famiglia come migranti in fuga rifugiati nell’accogliente Betlemme, è diventata la litania preferita dai prelati di ogni ordine e grado. Ma la falsa narrazione per propagandare un’immigrazione benedetta dal Signore, ci riporta al luglio del 2013 quando il neo possessore dell’Anulus piscatoris decise che la sua prima visita apostolica dovesse avvenire a Lampedusa, allora “terra della tragedia e della speranza di immigrati e rifugiati del sud del mondo”.

Una visita lampo, durata 4 ore, ovvero il tempo necessario per un tour sulla motovedetta della Guardia Costiera italiana con lancio di una corona di fiori, saluto scenografico ad una cinquantina di immigrati accuratamente selezionati al molo Favaloro, stretta di mano con l’allora sindaco Giusi Nicolini che poi avrebbe sottoscritto la delibera comunale in merito al finanziamento della Open Society Foundations , Messa nel campo sportivo con omelia che culmina con il proclama “Lampedusa sia faro per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore”, visita alla parrocchia locale dove Bergoglio è stato accolto dallo striscione “Siamo tutti immigrati”, attestato di stima della sorosiana Amnesty International (braccio umanitario della fondazione di George Soros), e infine baci e abbracci con i rappresentanti di Save The Children, e con quelli delle agenzie delle Nazioni Unite, UNHCR e IOM.

I termini della visita apostolica non si esaurirono con la partenza da Lampedusa. Infatti il 2 gennaio 2014, Bergoglio consegnò a don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa, ricevuto in Vaticano, l’archetipo di un presepe che poi fece scuola in Italia: la Sacra Famiglia a bordo di un barcone in mare, immortalata nel momento in cui San Giuseppe salva un migrante.

Quindi fu proprio lo stesso Bergoglio a benedire quella che poi divenne una consuetudine in molte parrocchie del nostro Paese, con personali spunti creativi del sacerdote di turno, fino ad arrivare alla messinscena del presepe vivente, spesso annerendo il volto di Gesù Bambino.

Alcuni preti sono arrivati perfino a boicottare quest’anno il presepe per protestare contro il Decreto Sicurezza di Matteo Salvini. Tra questi, don Luca Favarin della diocesi di Padova che su Facebook ha dichiarato: “Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri”.

Poi scavando un attimo, si scopre che Favarin gestisce Percorso Vita Onlus, un’associazione dedita all’accoglienza degli immigrati che fattura 2,3 milioni di euro e rappresenta un piccolo impero nel padovano (case, ristoranti, e produzione di dolci). Una reazione ancora più radicale è stata quella di don Paolo Farinella, che il 6 dicembre scorso, ha chiuso le porte alle celebrazioni di Natale della chiesa di San Torpete a Genova, perché “Gesù è stato espulso dall’Italia dal Decreto Sicurezza di Salvini”,

Questi casi sono esemplari: Salvini cerca di razionalizzare l’immigrazione irregolare, chiudendo i porti italiani alle ONG, abolendo la protezione umanitaria con il Decreto Sicurezza (diniego alla protezione internazionale passata dal 60 per cento del gennaio 2018 all’80 per cento di dicembre) e diminuendo la diaria Sprar per ogni singolo immigrato, e di concerto, le coop bianche dell’accoglienza in debito di “risorse” manifestano reazioni scomposte. Non bisogna quindi stupirsi del malessere natalizio, post politiche di Salvini, mostrato da molti esponenti della chiesa italiana, che per anni hanno percepito milioni di euro attraverso il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati del Ministero dell’Interno, garantendosi così un posto in paradiso.

La Caritas Italiana, l’organismo pastorale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), nel 2017 ha gestito 53 milioni di euro, dei quali il 74,9 per cento spesi in favore di progetti implementati in Italia. Le risorse economiche derivano, oltre all’8 per mille, anche dai contributi pubblici dello Sprar. Sono 218 le Caritas Diocesane che si occupano di accoglienza di immigrati in Italia. I sacerdoti dediti all’accoglienza degli immigrati nelle proprie strutture parrocchiali, non sono stati lasciati soli durante gli ultimi riti del Natale. Anche gli alti prelati si sono impegnati nella diffusione “Urbi et Orbi” del verbo inclusivo bergogliano.

Durante l’omelia della Messa di Natale, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, attacca frontalmente Matteo Salvini, partendo dalla pedissequa narrazione “A Betlemme, per Maria e Giuseppe, se non ci fu posto nell’alloggio, non mancò almeno l’accoglienza in una stalla“, ed arrivando al monito finale “dobbiamo pur chiederci perché in un popolo da sempre aperto all’incontro e all’accoglienza sta prevalendo l’istinto a chiudersi nel proprio guscio, a negare ospitalità a chi viene da Paesi in guerra, impoveriti dalle rapine dei potenti, stremati dalla fame. C’è una radice profonda all’origine di questa chiusura ed è la cultura individualista che ha pervaso l’Occidente”.

Ai sermoni di Bergoglio, che hanno aperto incondizionatamente le porte all’immigrazione verso l’Italia, si contrappone radicalmente a quanto affermò, nell’ottobre 2012, il Santo Padre Benedetto XVI nel suo messaggio per la 99ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”. Solo quattro mesi dopo, l’11 febbraio 2013, arrivarono le inaspettate dimissioni di Papa Ratzinger, che spiegò così: “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero”.

Il medesimo messaggio riguardo al “diritto umano a non emigrare” fu divulgato, in epoche diverse, dai maggiori leader africani come Patrice Lumumba, Thomas Sankara e  Muammar Gheddafi, prima di essere barbaramente uccisi dagli oppositori interni spalleggiati dai governi occidentali.

Francesca Totolo

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

1 commento

  1. Possibile che nessuno si chieda perché questo Papa vuole inondare l’Italia e l’Europa di islamici? Basta pensare a ciò che succederà quando questi saranno una consistente minoranza: disordini fino alla guerra civile.
    E allora chi potrà fare da intermediario e pacificatore? Logico, il Papa. E così arriveremo belli belli a un redivivo Potere Temporale e a un Medioevo tutto da ricostruire. Per noi laici si mette male…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here