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Roma, 24 dic – Ed anche quest’anno ritorna il Natale, un tempo anche per i non cristiani vissuto come un semplice momento di pace sociale ed armonia famigliare, di gozzoviglie, di regali e, perché no, di quel pizzico di sana ipocrisia che permette alle persone normali di non scannarsi reciprocamente ogni santo giorno.

Da qualche anno è viceversa diventato di prammatica il fatto che il Natale è il momento in cui i progressisti più trinariciuti danno prova della loro fanatica adesione all’agenda multiculturalista vietando questa o quella espressione di religiosità popolare, o anche di semplice tradizione popolare.

Ovviamente abbiamo come sempre il solito funzionario della scuola pubblica in quota Cgil-Cisl-Uil che vieta il presepe, oppure le canzoni di natale, o simili corbellerie, nel nome del “rispetto” per le minoranze religiose, in particolar modo ovviamente per quella maomettana. Ovviamente, non mancherà certo il porporato che per essere più realista del re ci ricorderà che il presepe è un invito all’accoglienza. La Chiesa come avanguardia del progressismo liberal farebbe sorridere, se non sapessimo che è semplicemente il ritorno alle sue origini millenariste, dopo la parentesi europea ed Occidentale.

Potrebbe sembrare una polemichetta in fondo innocua, atta a scandalizzare qualche clericale o offrire il pretesto per una qualche battaglia politica di retroguardia da parte di chi gareggia per rifondare una storia politica morta e sepolta.

Parliamoci chiaro: se i simboli cristiani venissero superati nel nome di una religione civile dello Stato, paganeggiante, immanente e mobilitante, non ce ne potrebbe fregare di meno. Il problema è che in questo caso non è affatto sotto attacco il cristianesimo, e la Chiesa stessa anzi si fa promotrice attiva di questo percorso, in particolare da quando al soglio di Pietro è salito per obamiana intercessione Bergoglio.

Sotto attacco è viceversa il nostro essere italiani in quanto tali, che dovremmo rinunciare alle nostre tradizioni per abbracciare l’indistinto, l’amorfo, l’indifferenziato uterino e pre-culturale del mondialismo realizzato. Quando non addirittura l’orrore puro e semplice, come dimostra la decadenza dell’arte contemporanea, oramai ridotta a pura esaltazione scatologica del deviato.

Se questo potrà essere tranquillamente accettato dai protestanti anglo-tedeschi, che hanno rinunciato da secoli alla bellezza ed alla gioia di vivere, questo non ha alcun senso per noi italiani, che senza la bellezza delle nostre città non potremo nemmeno dirci tali.

Noi siamo Italiani anche e soprattutto perché, essendo il sale della terra, diamo sapore persino alla sovversione cristiana. Il presepe non a caso nasce in Italia, con San Francesco, il nostro patrono nazionale, il nostro santo popolare, il nostro mistico strapaesano ed al contempo così in odore di eresia, così figlio della nostra bella terra. Forse alla fine il significato del Natale è veramente nella gioia di vivere? Può essere, e sicuramente anche chi non appartiene alle greggi del Buon Pastore può sicuramente rinfrancarsi in questi giorni di spensierata orgia enogastronomica. E per una volta dimenticare quella insopportabile cultura del piagnisteo, che rappresenta il cancro della nostra vita associata, e di cui dobbiamo liberarci il prima possibile se vogliamo tornare ad essere un popolo civile.

Buon Natale.

Matteo Rovatti

5 Commenti

  1. Buon Natale a tutti e non solo chi come me ci crede ed è cattolico ma lo auguro anche verso quei cattocomunisti che lo vogliono abolire in nome di un’ipocrita accoglienza e multiculturalismo orrendo……..

  2. È bello leggere il primato nazionale, comprarlo in edicola,commentare gli articoli,veramente una boccata di aria fresca e pura di fronte alla puzza di letame purulenta che ogni giorno ci dobbiamo sorbire da chi ci tratta come sudditi e parla poi di democrazia…… Grazie di esistere amici sovranisti e ardimentosi primatisti.