Roma, 21 giu – La giornalista palestinese di Al Jaazera uccisa ormai più di un mese fa è perita sotto il fuoco israeliano, come riporta l’ultimo aggiornamento nel merito di Tgcom24. Non solo: il proiettile non sarebbe stato sparato in risposta al fuoco palestinese, come hanno sostenuto le tesi israeliane.

Giornalista palestinese uccisa: il proiettile è israeliano

Shireen Abu Aqleh, la giornalista e reporter di Al Jazeera uccisa ormai più di un mese fa, dunque, è morta a causa di un colpo sparato da un militare israeliano. Una donna di cui abbiamo riportato l’ignobile vilipendio funerario di maggio, che ancora attende una reale giustizia, in un contesto in cui di giustizia ce n’è davvero poca. Il colpo che ha posto fine alla sua vita è partito dalla posizione in cui si trovava un gruppo militare israeliano, nella fattispecie è probabile che di trattasse di un’unità d’elite.

Cosa sostiene il New York Times

È il New York Times a sostenere la tesi, che smentisce la versione israeliana della disgraziata vicenda, dopo indagini che sono durate più di un mese. Il quotidiano statunitense ha pubblicato delle prove sull’accaduto che mostrano come non ci fosse alcun palestinese armato vicino alla giornalista. Il colpo che le ha tolto la vita, sparato nel campo di Jenin, in Cisgiordania, ha dunque origini molto poco dubbie. Dal canto loro, i palestinesi hanno sempre sostenuto la tesi dell’intenzionalità: Abu Aqleh è stata ammazzata volontariamente e non per errore, al contrario di ciò che sostengono forze di Tel Aviv, che affermano pure la possibilità della matrice israeliana, ma gli conferiscono un valore accidentale, comunque non escludendo l’eventualità di una colpa palestinese. Secondo il New York Times, sulla volontarietà non ci sono prove. Non è detto che la reporter sia stata ammazzata con intenzionalità. Il giornale americano, però, contraddice la versione di Israele secondo cui il colpo sarebbe stato sparato per rispondere al fuoco palestinese. Nel corso dell’incidente sono stati esplosi 16 colpi dalla militari israeliani, mentre lo Stato ebraico ha sempre affermato che fossero solo 5.

Alberto Celletti

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