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Giulio Cesare via di MarteRoma, 13 lug – “Così egli operò e creò, come mai nessun altro mortale prima e dopo di lui, e come operatore e creatore Cesare vive ancora, dopo tanti secoli, nel pensiero delle nazioni, il primo e veramente unico imperatore” (Theodor Mommsen, Storia di Roma antica – Libro V .. XI). Gaius Iulius Caesar nacque a Roma, nel 12 o 13 luglio del 100 a.e.v. Discendeva dalla Gens Iulia, nobile stirpe romana, da cui proveniva anche Romolo, fondatore di Roma. Sarebbe impossibile comprendere appieno l’importanza della manifestazione terrena di Cesare analizzando le vicende della sua vita solo da un punto di vista storico. La sua figura, come tutta la storia di Roma, assume importanza e chiarezza solo collocata su un piano metafisico. Degno discendente del figlio di Marte, durante tutta la sua esistenza fu la rappresentazione vivente di questo Nume. E’ stato il primo romano, dopo Romolo, ad essere “divinizzato”. Gli storici concordano sul fatto che non ebbe eguali sul campo di battaglia. Di fibra fortissima, riuscì a stare in guerra per nove anni consecutivi senza mai ammalarsi, sotto una tenda, sottoposto al freddo e alle intemperie. Amato dal suo esercito come nessuno mai prima di lui, potè chiedere alle truppe di combattere con lui anche quando la vittoria era considerata improbabile o impossibile per la differenza di forze militari. Plutarco scrive: “Pur non avendo combattuto in Gallia nemmeno dieci anni, Cesare conquistò a forza più di ottocento città, assoggettò trecento popoli, si schierò in tempi diversi contro tre milioni di uomini, ne uccise un milione e altrettanti ne fece prigionieri”.

Sempre davanti al suo esercito, esempio che guida e sprona in prima fila, incarnando una concezione del combattere in prima linea assai lontana dagli odierni generali da remoto o addirittura eroi da tastiera. Potremmo dunque immaginare Cesare come un vero e proprio fuoco in movimento, capace di incendiare gli animi dei suoi soldati come nessun altro e spingerli ad azioni leggendarie. Scrive Svetonio: “mitissimo per natura, anche nel vendicarsi contro i pirati dai quali era stato catturato, una volta ridottili in suo potere, poiché in precedenza aveva giurato che li avrebbe crocifissi, prima li fece sgozzare, e solo dopo crocifiggere”. Cesare ristabilì il Principio Imperiale su Roma, andando a sostituire la Repubblica che viene descritta, in “vite parallele” di Plutarco, in preda al disordine ed alla corruzione. Possiamo tranquillamente asserire che Cesare si impose come principio ordinatore sul caos e che, attraversando il Rubicone, dichiarò guerra al disordine che regnava a Roma e non alla città stessa, come affermano gli storici. Riportó l’ordine ed il Diritto nell’Urbe.

Secondo la nostra Tradizione Sacra, la Vittoria, la riaffermazione del Giusto, sono raggiungibili solo attraverso la “via di Marte”. Cesare rese visibile all’occhio umano questo concetto. Tra le varie riforme che attuò, si prese il merito di collocare, per primo, le forze militari lungo i confini dell’Impero (“Marte è a difesa dei confini, vigila e protegge dai nemici visibili ed invisibili”). Dal 44 a.C. assunse la carica di dittatore perpetuo e per questo è ritenuto da Svetonio il primo dei dodici Cesari, in seguito sinonimo di imperatore romano. Egli morì qualche anno dopo, senza ultimare tutte le riforme previste, subito dopo aver portato a termine il suo sacro compito. Anche in questo è possibile riscontrare una caratteristica interessante della forza Marte, ovvero la precisa definizione del suo intervento, limitato alla fase della battaglia. Raggiunta la Vittoria, Marte cessa il suo intervento “attivo” nella vicenda terrena. Si possono attribuire alla figura di Giulio Cesare tanti meriti, uno su tutti sicuramente quello di aver reso visibile, alla storia, un principio spirituale. Spetta ora ai figli di Marte, ai discendenti di Cesare, evocare questo principio.

Marzio Boni

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