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Gli insulti all’inno tedesco di Zverev e il maccartismo del pensiero unico

by Roberto Johnny Bresso
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zverev

Roma, 9 sett- Pensate a quanto sia idiota e surreale il mondo nel quale viviamo: Alexander Zverev, un tennista tedesco di origine russa, durante il suo match degli US Open contro il nostro Jannik Sinner, urla all’arbitro che un suo tifoso “ha urlato la frase preferita di Adolf Hitler”. Al che, nei democraticissimi States, dove ancora il primo emendamento garantisce la libertà di parola, il poveraccio viene cacciato dallo stadio senza possibilità di replica alcuna.

Gli insulti all’inno tedesco di Zverev sono il frutto dell’ignoranza

Ora vado a vedere quale sia questa frase preferita di Hitler, manco fosse un aforisma di un modesto romanziere. Pensavo fosse un Sieg Heil urlato a braccio teso e invece questo sventurato cantava semplicemente la prima strofa dell’inno tedesco, che di nazista non ha veramente nulla, essendo stato scritto nel 1841. Per chi non lo sapesse la frase incriminata era Deutschland Über Alles. Il fatto che ora si parta a cantarlo dalla terza stanza non cancella ovviamente il testo dell’inno originale, ma oggi tutti elogiano questo tennista non per la grande partita vinta ma per questa ridicola pagliacciata. Del resto pure nell’Inno di Mameli di fatto si cantano solo alcune strofe, omettendone altre. Ma fondamentalmente non so nemmeno perché ancora mi stupisca: per quanto folli siano questi tempi dobbiamo renderci conto che probabilmente siamo solo all’inizio della fine, purtroppo.

Buongiorno e buona fortuna, caro tennista “maccartista”

Ed allora mi torna alla mente un bellissimo film del 2005, Good Night, and Good Luck, diretto da George Clooney prima che si convertisse totalmente al conformismo hollywoodiano.

La pellicola, il cui titolo è una citazione del Giulio Cesare di William Shakespeare, narra delle liste di proscrizione nel mondo del cinema degli anni ‘50 volute dal senatore Joseph McCarthy tese ad estromettere dal lavoro e dalla vita sociale tutti coloro accusati di avere simpatie filo-comuniste. Inutile dire che il 90% delle persone inserite in questa lista non erano affatto comuniste, ma vi vennero introdotte in maniera del tutto arbitraria, magari semplicemente per aver espresso un parere che si discostasse dal pensiero unico dell’epoca. Vi ricorda forse qualcosa? E poiché molto spesso la storia si ripete in farsa ora abbiamo nuove liste di proscrizione, questa volta non più contro dei fantomatici amici del comunismo, ma contro chi osi contrastare, anche solo a parole, la dittatura liberal del politicamente corretto. Ecco quindi che anche un semplice tifoso di tennis può trasformarsi in un temibile gerarca nazista.

Non mi resta quindi che salutarvi con la frase finale del film, usata dal giornalista protagonista per chiudere il suo programma radiofonico per l’ultima volta, dopo essere pure lui finito nella caccia alla streghe del maccartismo.

Buonanotte e buona fortuna.

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