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Gli italiani testeranno il primo motore a fusione nello spazio

by Sergio Filacchioni
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Italiani

Roma, 28 mar – L’azienda aerospaziale D-Orbit, società attiva nel settore della logistica spaziale e del trasporto orbitale, testerà a bordo del suo cargo per satelliti ION l’innovativo propulsore “a fusioneFireStar di RocketStar che promette di offrire il 50% di spinta in più rispetto ad un classico motore agli ioni: una vera e propria rivoluzione tecnologica che passerà per le mani degli italiani.

D-Orbit: italiani nello spazio

Nata per deorbitare i rifiuti spaziali, oggi l’azienda di Fino Mornasco (Como) è fra le space tech più affidabili a livello internazionale. Fondata da Luca Rossettini e Renato Panesi nel 2011, adesso D-Orbit si occupa di logistica spaziale tout court: significa che oltre alla pulizia del cosmo dagli oggetti che lo solcano incontrollati, la sua offerta ai clienti comprende servizi di lancio da terra, così come la movimentazione e il posizionamento dei satelliti nei relativi slot orbitali, cioè il trasporto da un punto all’altro nello spazio con precise operazioni di “space taxi”. Aiutata da bilanci sempre più floridi – con 260 dipendenti, sparsi fra le sedi in Gran Bretagna e Portogallo – 233 sono solo negli stabilimenti comaschi – l’azienda ha sempre scommesso sul pionierismo: dal core business focalizzato sulla deorbitazione, ora i suoi servizi preponderanti sono quelli di lancio e deployment; ed ora sarà la prima a testare nello spazio una nuova tipologia di propulsore agli ioni “a fusione” sviluppata dalla startup RocketStar. Denominato FireStar Fusion Drive, il propulsore sarà integrato sul trasportatore di satelliti ION di D-Orbit e utilizzato in due missioni che saranno lanciate da SpaceX nei prossimi mesi di luglio e ottobre. Come spiega D-Day – il quotidiano dell’Hi Tech “la tecnologia di RocketStar costituisce un’evoluzione di una tipologia di propulsori agli ioni, denominata “plasma a regime pulsato“, motori sostanzialmente elettrici in cui la spinta è data dalla generazione di particelle cariche nello spazio a partire usualmente da un gas. Nel caso del FireStarter, la base di partenza è un sistema elettrostatico che genera scintille all’interno di vapore acqueo producendo un plasma di ioni composto da protoni ad alta velocità, che vengono poi accelerati verso l’ugello di uscita attraverso un campo elettrico”. Continua, “l’elemento innovativo è che il vapore acqueo viene miscelato con atomi di boro. I protoni ad alta velocità, entrando in collisione con gli atomi di boro, innescano una tipologia di reazione di fusione nucleare denominata aneutronica, che produce cioè particelle cariche invece di neutroni. La reazione in questo tipo di fusione tra protoni e atomi di boro porta alla creazione di un atomo di carbonio-12, che a sua volta decade rapidamente in tre particelle alfa (nuclei di elio-4). Ciò produce un’ulteriore flusso di particelle, che va a rinforzare la spinta prodotta dal motore, in un modo secondo RocketStar non dissimile da un post-bruciatore in un tradizionale motore jet”.

La nuova economia dello spazio

L’italiana D-Orbit è sicuramente una grande novità nel panorama economico italiano: sta emergendo come uno dei principali attori nella nascente economia dello spazio, e oggi oltre a fornire servizi di trasporto in orbita per il posizionamento dei satelliti, sta creando un’infrastruttura per l’erogazione di servizi in orbita, compreso un innovativo servizio di cloud computing situato direttamente nello spazio. “Carpe Astra“, è il motto che campeggia nel simbolo della RocketStar. Gli italiani possono farlo.

Sergio Filacchioni

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